Mondo

31 maggio 2016

Allargare l’Europa per distruggerla

L’Unione Europea, nata come condivisione dei destini dei popoli del Vecchio Continente, questo il sogno dei padri fondatori, è in crisi. È il tema sul quale prova a ragionare in una serie di articoli Andrea Bonanni sul Corriere della Sera. Tanti i motivi individuati di questa deriva, alcuni condivisibili altri meno.

 

Ma un cenno dell’analisi del 31 maggio merita di essere riportato: «Il secondo equivoco riguarda il significato politico dell’allargamento [a Est dell’Europa ndr.] e divide il nucleo storico dei Paesi europei e l’amministrazione “neocon” di George W. Bush, appena insediata alla Casa Bianca. Appoggiata, come spesso succede, dai britannici».

 

«Per Washington e Londra, l’allargamento è una mossa geostrategica geniale che consente di incassare un doppio risultato. Da una parte isola Putin, a sua volta appena arrivato al Cremlino, tagliando le residue influenze di Mosca sull’Est Europa. Dall’altra diluisce la spinta a un’integrazione dell’Unione Europea verso una vera federazione. Un’Europa che si allarga non può, allo stesso tempo, approfondire i propri legami. Anche perché i nuovi arrivati non hanno alcuna intenzione di sacrificare a Bruxelles una sovranità appena ritrovata con la partenza dell’Armata rossa».

 

Tale equivoco diventerà palese durante l’invasione dell’Iraq, quando Germania e Francia, la «Vecchia Europa» secondo la definizione made in neocon, si contrapposero a Washington, che trovò nella «Nuova Europa» dell’Est preziosi alleati contro i recalcitranti partner storici.

 

Nota a margine. L’interesse di tale analisi sta anche nella sua attualità: ancora oggi l’allargamento della Ue è piegata a disegni altrui, che confliggono con gli interessi dell’Europa. La crisi ucraina ha infatti evidenziato come la spinta verso un destino europeo di Kiev è stata usata come un maglio per allontanare l’Europa dalla Russia

 

Per i Paesi europei, che hanno tutto da guadagnare da un rapporto costruttivo con Mosca (non solo in termini di approvvigionamento di risorse energetiche), sarebbe stato molto più proficuo che Kiev diventasse un ponte tra le due entità geopolitiche, come da geografia. Cosa peraltro che avrebbe arricchito la stessa Ucraina, oggi impoverita dalle strumentalizzazioni “europeiste”.

 

Non è una coincidenza che, oggi come allora, artefici di questa deriva conflittuale e di fatto enti-europea siano stati i neocon, che hanno usato l’influenza dell’attuale vice-segretario di Stato Usa Viktoria Nuland, che a tale lobby è affiliata.