26 maggio

Trump e Clinton: gli scandali gemelli

maxresdefault1Per le presidenziali Usa ieri è stata la prima vera giornata calda. Uno scoop del britannico Daily Telegraph ha rovesciato su Donald Trump l’accusa di aver evaso milioni di tasse. Una “botta” per l’ormai sicuro candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Questi, però, ha trovato un improbabile “alleato”: l’ispettore generale del Dipartimento di Stato americano (di nomina “obamiana”), che ha inguaiato Hillary Clinton. Infatti, nello stesso giorno sono state rese note le conclusioni dell’inchiesta interna sul mailgate, nelle quali si dice espressamente che la Clinton ha «violato le regole», dal momento che ha usato un server privato per far transitare e archiviare documenti pubblici.

Una sorta di botta e risposta, dunque, che è ben altra cosa dallo scandalo pecoreccio che ha arroventato la campagna elettorale alcuni giorni fa, quando allo scoop sulle donne molestate dal tycoon pubblicato dal New York Times, Trump ha risposto rispolverando le avventure non troppo galanti dell’ex presidente Bill Clinton. Certo simili bassezze della lotta politica possono far male, ma gli scandali che ieri hanno colpito i due candidati sono di ben altro spessore.

Violare il fisco, infatti, in America è molto pericoloso, basti pensare che fu proprio una frode fiscale a mettere fine alla “onorata” carriera dell’intoccabile Al Capone.

Mentre le indebite ingerenze tra pubblico e privato rappresentano una pesante ombra sulla correttezza istituzionale della Clinton, non certo un buon viatico per un futuro presidente.

Vero, il rapporto degli ispettori del Dipartimento di Stato ha rivelato che anche i predecessori della candidata democratica hanno agito in modo analogo. Ma il «così fan tutti» non è una scusa che la Clinton potrà spendere in campagna elettorale, anche perché nessuno dei suoi predecessori ha mai corso successivamente da Presidente.

Sul mailgate, peraltro, è aperta anche un’inchiesta dell’Fbi, che potrebbe essere influenzata dal rapporto di ieri. Difficile ne nasca un’incriminazione contro la Clinton, ma può riservare altre sorprese.

Tutto ciò accade in un momento particolare: per la prima volta i sondaggi vedono Trump e la Clinton appaiati, dopo mesi in cui la vittoria della democratica era più che scontata.

Cosa può accadere? Certo, la Clinton può sperare che lo scandalo dell’evasione fiscale dilaghi fino a sommergere il suo avversario. Ma Trump ha dimostrato di essere coriaceo. Ha infatti saputo  resistere alle indebite pressioni dal suo stesso partito, che ha fatto di tutto per eliminarlo dai giochi, e alle sempre più massicce critiche esterne.

Per la Clinton, invece, si apre uno scenario nuovo. Sta dimostrando sempre più di non sfondare, anzi i sondaggi iniziano a penalizzarla. E questo scandalo ne fiacca ancora di più l’immagine.

Allo stesso tempo cresce la contestazione interna contro di lei, percepita come figura dell’establishement. Le folle che raccoglie Bernie Sanders lo dimostrano.

Certo, Sanders non sembra in grado di ottenere i voti necessari per strappare la nomination alla sua concorrente, ma a differenza della Clinton i sondaggi lo danno vincente contro Trump.

Ed è addirittura possibile che il voto di protesta che oggi si rivolge verso Sanders possa in futuro spostarsi verso l’altro candidato anti-sistema, ovvero Trump.

Basterebbe un piccolo spostamento di preferenze dal campo democratico a quello repubblicano per incoronare il magnate, dal momento che tali voti – sottratti a una parte e aggiunti all’altra – valgono doppio.

Da qui la possibilità che la situazione, e il partito, obblighi la Clinton a cercare un compromesso con il suo avversario interno. L’unica scelta che la vede sicura vincente e che rifiuta ostinatamente, perché non in linea con i dettami neocon ai quali si è consegnata. Ovvio che, anche in questo scenario, nulla è scontato: Trump ha già sorpreso tutti, può continuare a farlo.

Tante le variabili di una partita ancora tutta da giocare.

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