26 maggio

Di neonazisti, giornalisti e dello “spirito di Majdan”

svoboda-party-nazi4Il sito ucraino Morotvorets (il Pacificatore) ha pubblicato un elenco di giornalisti che hanno redatto reportage dall’Ucraina, con tanto di indirizzi e numeri di cellulare. Dentro ci sono un po’ tutti, come scrive Nicola Lombardozzi sulla Repubblica del 25 maggio. Oltre a lui e altri giornalisti della sua testata, anche alcuni del Corriere della Sera per l’Italia (curiosamente dimentica quelli del Giornale, noblesse oblige), e altri di diversi Paesi.

A indicare che si tratta di una cosa seria il fatto che il sito è diretto da Anton Gherascenko, vicino al ministro dell’Interno, e che tale sito di fatto «si occupa di fornire bersagli» a «”volontari” di estrema destra».

Tra l’altro, il Comitato per la Sicurezza Ucraina indagherà 293 di questi come possibili spie. Lombardozzi spiega che la Ue ha protestato. Ma, al di là dell’esito delle proteste, è interessante il cenno sulle violenze subite da altri giornalisti ucraini: «Nell’aprile dell’anno scorso […] Oles Buzina fu infatti assassinato sotto casa subito dopo la pubblicazione, proprio sullo stesso sito, di un articolo che lo bollava come “antiucraino” e che forniva indirizzo, contatti privati, e perfino gli orari in cui era solito andare al lavoro. Buzina non è il solo. Altri due colleghi ucraini, non allineati con la politica del governo post Majdan, sono stati uccisi in circostanze su cui nessuno ha mai indagato. Almeno cinque hanno denunciato pestaggi, minacce e atti di vandalismo. Altri sono fuggiti all’estero».

Nota a margine. In un commento a latere, sempre sulla Repubblica, Paolo Galimberti scrive che tale notizia «apre uno squarcio inquietante sullo stato della democrazia ucraina». Si sta «tradendo lo spirito di Majdan», aggiunge. E conclude che «questa Ucraina non è degna dell’Europa». Con certa ironia si potrebbe notare che c’è voluto che alcuni giornalisti stranieri finissero in una lista di proscrizione per accorgersi dei tanti cronisti ucraini che hanno subito violenza o sono stati uccisi dagli alfieri della democrazia di Majdan.

Quanto al presunto “spirito di Majdan”, invece, nessun tradimento: solo un surplus di bonarietà verso gli improbabili liberatori dell’Ucraina ha reso ciechi tanti osservatori occidentali verso quelle bande neonaziste che hanno fornito la massa critica per la vittoria della cosiddetta rivoluzione e le più agguerrite e sanguinarie milizie alla repressione della ribellione del Donbass.

Quel Donbass che forse ha qualche ragione nel non voler finire sotto le grinfie di un governo nel quale spadroneggiano tali loschi figuri. Nessun tradimento: lo “spirito di Majdan” è sempre lo stesso, solo che ora ha gettato la maschera. E l’Europa che ha contribuito a evocare il mostro che oggi spadroneggia sul popolo ucraino rischia di pagarne serie conseguenze (sulla vicenda vedi anche articolo del Giornale.it cliccare qui).

Ha fatto notizia, oggi, la liberazione di Nadja Savchenko, anche lei condannata per aver partecipato attivamente all’uccisione di due giornalisti, stavolta russi, e presentata al mondo come un’eroina, tanto che per la sua liberazione si sono mossi un po’ tutti, dalla Ue agli Stati Uniti.

In realtà si tratta di uno scambio di prigionieri, come ai tempi della guerra fredda, dal momento che l’Ucraina ha rilasciato due spie russe, Aleksandr AleksandrovYevgenij Erofeyev, catturate nel suo territorio (ne avevamo accennato in altra nota). Presto per dire se tale accordo favorirà una ripresa dei negoziati tra Russia e Ucraina, ma almeno un passo distensivo è stato compiuto.

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