Mondo

23 maggio 2016

La Turchia e l’immunità bivalente

«Senza nemmeno attendere l’insediamento del nuovo premier, la Turchia spazza via l’immunità parlamentare, aprendo la strada a processi e arresti per decine di deputati, soprattutto curdi. Con il sostegno di una super-maggioranza, il presidente Recep Tayyip Erdogan si avvicina a un obiettivo mai nascosto: sbarazzarsi dei parlamentari dell’Hdp [partito filo-curdo ndr.], che considera il braccio politico del Pkk […]».

 

«Ora potrebbero finire direttamente in galera, scatenando il rischio di nuove ondate di violenza in un Paese già in guerra. “È un colpo di stato” di Erdogan, accusa l’Hdp, pronto a ricorrere alla Corte Costituzionale». Così sulla Stampa del 21 maggio, che nota che sono 50 i parlamentari dell’Hdp, su 59, a rischiare la galera.

 

Nota a margine. La situazione per le opposizioni si fa sempre più difficile in Turchia. Il problema è che la comunità internazionale, a parte qualche richiamo di circostanza, sembra ignorare totalmente il dramma che vi si sta consumando. E continua a trattare Ankara come un partner militare e politico più che rispettabile.

 

È più che probabile che la storia presenti il conto di questa indifferenza (che rasenta la connivenza): la deriva autoritaria di Ankara si accompagna a una politica estera più che aggressiva. Ad oggi il conto di tale aggressività viene pagato principalmente dalle popolazioni arabe (in particolare in Siria), ma Erdogan ha capito che l’acquiescenza dell’Occidente gli conferisce una “immunità” internazionale (negata ai suoi oppositori interni) che usa con estrema spregiudicatezza. Un delirio di onnipotenza del quale prima o poi faranno le spese altri, non esclusi gli attuali alleati.

 

Va segnalato infine che, per una tragica ironia, proprio a Istanbul, in questi giorni, si tiene un vertice “umanitario” internazionale il cui tema è «agire per ridurre la sofferenza umana». Un accostamento che farebbe sorridere se non fosse più che inquietante.