20 maggio

La svolta a destra di Tel Aviv

L’ultranazionalista Avigdor Lieberman sarà il prossimo ministro della Difesa di Israele. Lo riferisce la Reuters, accennando allo stop imprevisto del lungo negoziato che Bibi Netanyahu stava conducendo sottotraccia per formare un governo di unità nazionale con il partito laburista di Isaac Herzog.

 

Mercoledì il premier israeliano ha deciso di accettare le offerte del leader di Israel Beitenu, che dopo un lungo diniego a entrare nel governo ha riaperto a sorpresa i giochi.

Herzog ha commentato lo sviluppo, spiegando che l’ingresso di Lieberman al governo porterà le politica di Israele «sull’orlo della follia».

 

Si chiude una finestra di opportunità per un governo di dialogo e si chiude (almeno per ora) il braccio di ferro che ha visto un contrasto aperto tra Netanyahu e importanti ambiti dell’esercito, critici verso la deriva a destra della società israeliana.

 

Di questi ultimi si era fatto interprete il ministro della Difesa Moshe Yaalon, che oggi si è dimesso polemizzando contro l’estremismo che a suo parere tiene «in ostaggio» il Paese.

 

Resta da capire cosa ne sarà della Conferenza di pace fortemente voluta dalla Francia, prevista per gli inizi di giugno a Parigi, che avrebbe dovuto rilanciare il negoziato israelo-palestinese. Un’idea ambiziosa, forse troppo, che ha trovato consensi e perplessità a livello internazionale e suscitato reazioni nel governo israeliano.

 

Un’iniziativa che si intrecciava con il recente rilancio di un negoziato israelo-palestinese da parte del presidente egiziano Al Sisi, che aveva incontrato l’entusiasta consenso di Herzog e l’iniziale disponibilità dello stesso Netanyahu.

 

Si potrebbe parlare di convergenze parallele tra le due iniziative, anche perché la Francia di recente ha stabilito un nuovo rapporto col Cairo, in particolare nello scenario libico dove sostiene Khalifa Haftar (legato a doppio filo con l’Egitto), il generale che sta giocando un ruolo tutto suo nel processo di stabilizzazione della Libia, in contrasto con il governo di unità nazionale sponsorizzato dalla comunità internazionale.

 

Lo svolta a destra del governo israeliano, oltre a inasprire la conflittualità interna, sembra destinata a far saltare tali iniziative distensive. E portare a un inasprimento del confronto con l’Iran e i palestinesi. Difficile dire se siamo alle porte di una nuova guerra di Gaza, ma certo oggi è più probabile.

 

Si schiudono scenari non troppo rassicuranti per un Medio Oriente già incendiato dall’attivismo jihadista e terrorista. Il disastro dell’Airbus 320 diretto da Parigi al Cairo, sul quale grava l’ombra di un attentato, suona funesto presagio.

 

Nella foto: Netanyahu e Lieberman

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