Mondo

18 maggio 2016

La Cina e la rivoluzione culturale

«La Rivoluzione culturale fu uno sbaglio promosso dall’alto per promuovere i gruppi controrivoluzionari nel partito, nello stato e nel popolo e ha portato a un conflitto civile disastroso […] La storia ha dimostrato ampiamente come la Rivoluzione culturale fosse completamente sbagliata sia nella teoria che nella pratica e che non può essere intesa come una rivoluzione o un progresso sociale in nessun modo». Così il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del partito comunista, in occasione dei cinquant’anni dall’inizio della rivoluzione culturale che tanti lutti addusse ai cinesi. Lo riporta Cecilia Attanasio Ghezzi sulla Stampa del 17 maggio.

 

Nota a margine. Anche le battaglie culturali uccidono… La Grande rivoluzione culturale (1966-’76) chiuse la Cina al mondo per un decennio, depauperandola di risorse materiali e umane. 

Chiusura che si ripeté nel 1989, a seguito della rivoluzione colorata, e la terribile repressione conseguente, di piazza Tienanmen del giugno dell’89.

 

Ma se l’organo del partito comunista ha così fermamente rinnovato la condanna di quella temperie è perché essa non appartiene al passato remoto. Alla fine del mandato di Hu Jintao, uno dei mandarini del partito, Bo Xilai, accreditato come uomo nuovo del regime, si era fatto araldo di una nuova rivoluzione culturale che riportasse il Paese alla purezza maoista.

 

Fu travolto da uno scandalo e presidente del partito divenne Xi Jinping. Che evidentemente ritiene che certe pulsioni distruttive siano ancora un pericolo per il Dragone.