Mondo

10 maggio 2016

La Turchia e la guerra contro i curdi

Tante le interpretazioni del siluramento primo ministro turco Ahmet Davutoglu da parte del presidente Recep Tayyp Erdogan. Ne abbiamo accennato in altra nota.

Torniamo a scriverne perché una breve pubblicata sul sito reseau voltaire del 9 maggio, dà un’indicazione ulteriore quanto preziosa.

Secondo quanto riporta il sito, la goccia che ha fatto traboccare il vaso della sopportazione di Erdogan è stato il viaggio che il premier ha compiuto il primo aprile, pochi giorni prima della sua defenestrazione, a Diyarbakir, città che rappresenta il cuore della comunità curda in Turchia, oggetto di repressione da parte del governo centrale che è in aperto conflitto con i vari movimenti curdi.

«In quell’occasione – si legge su reseau voltaire – il primo ministro avrebbe preso l’impegno di mettere fine alla “guerra al terrorismo” se il Pkk [partito dei lavoratori curdi ndr.] avesse deposto le armi. Il suo viaggio era sostenuto dall’Unione europea. Ma il presidente Recep Tayyp Erdogan, al contrario, intende privare i partigiani del Pkk della loro cittadinanza e dunque non vuole affatto trovare un accordo con loro».

Nota a margine. Retroscena alquanto inquietante, che indica come il presidente turco voglia portare il conflitto con il Pkk, e gli altri movimenti curdi, fino in fondo. Non ne verrà del bene alla Turchia, né al mondo.