Postille

3 maggio 2016

Aleppo: i pediatri ignorati

La morte dell’ultimo pediatra di Aleppo ha commosso il mondo. Muhammad Maaz, questo il suo nome, è rimasto sotto le rovine dell’ospedale al Quds presso il quale lavorava con altre trenta persone a causa di un bombardamento attribuito ad Assad. Abbiamo accennato in altro articolo che tale ospedale non era stato segnalato a Damasco, anzi era «mimetizzato», esponendo i suoi medici a rischi del genere.

 

Una scelta fatta da Médecins sans frontières all’inizio di questa guerra, che forse andrebbe riconsiderata alla luce di quanto avvenuto. Quindi, al di là delle responsabilità del crimine, sulle quali ci sono dubbi (sono in molti a dire che sono stati i ribelli), non si è trattato di un attacco deliberato a una struttura sanitaria.

 

Detto questo, val la pena soffermarsi sulla notizia della morte dell’ultimo pediatra di Aleppo, che in realtà è una bufala. Lo spiega Nabil Antaki, della congregazione dei fratelli maristi blu, in una missiva da Aleppo pubblicata dall’Antidiplomatico, il quale scrive che in realtà ci sono «ancora molti pediatri qui in città» che operano nella zona controllata dal governo (cosa che trova conferme in altre fonti locali).

 

Insomma, una notizia artefatta, costruita a tavolino e rilanciata senza verifiche, creata ad arte per accrescere nel mondo l’eco di un crimine aberrante che ha reso ancora più mostruosi i tratti del “dittatore” Assad.

 

Non solo. Antaki aggiunge che il modo di riportare la notizia «mostra bene che, per i media, conta solo questa sacca occupata dai ribelli, e che i tre quarti della città amministrati dallo Stato siriano, dove ci sono ancora diversi pediatri, non contano». E questo, nonostante il fatto che anche tali dottori operino in una zona a rischio, sotto le bombe assassine dei cosiddetti ribelli moderati.

 

Ancora Antaki, ancora sui media occidentali: «Qui ad Aleppo siamo disgustati dalla loro mancanza di imparzialità e oggettività. Parlano solo delle sofferenze e delle perdite di vite umane nella zona Est della città, controllata da Al Nusra, un gruppo terrorista affiliato ad Al Qaeda, che si continua a definire “ribelle”, un modo per rendersi rispettabile. E restano muti sulle perdite e le sofferenze sopportate quotidianamente nei nostri quartieri occidentali, a causa dei tiri di mortaio da parte dei terroristi. E non parlano dell’embargo e delle interruzioni totali di acqua ed elettricità che i terroristi ci infliggono».

 

Val la pena soffermarsi su un altro particolare di questa vicenda accennato nella missiva di Antaki. Msf fornisce assistenza sanitaria nelle zone controllate dai cosiddetti ribelli. Così, magari al di là delle intenzioni di Msf ma non certo inconsapevolmente, i terroristi si vedono garantita un’assistenza sanitaria di prim’ordine, dal momento che si tratta di una ong prospera che può contare su donazioni provenienti da ogni parte del mondo. E su supporti logistici che le permettono di trasportare in loco tutto il necessario, in particolare attraverso la frontiera turca.

 

Al contrario le sanzioni internazionali contro la Siria rendono più che difficoltoso, se non impossibile, l’arrivo di attrezzature sanitarie e medicine nella zona controllata da Damasco. È una constatazione che fa risultare alquanto paradossale l’indignazione dei politici dell’Occidente per la sorte dei bambini rimasti senza assistenza a causa di questa tragedia. Si commuovono per la loro sorte e, allo stesso tempo, rendono difficoltoso, se non impossibile, ai pediatri che operano nella parte controllata dal governo assistere i loro piccoli pazienti.

 

Da ultimo, e non da ultimo, proponiamo ai nostri lettori un video (riportato ancora dall’Antidiplomatico), nel quale si può osservare la deliberata distruzione, con tanto di esultanza finale, di un ospedale da parte dei cosiddetti ribelli (cliccare qui).

Non ha fatto “notizia”, come tanti, troppi crimini compiuti dai cosiddetti “ribelli moderati” protetti e sostenuti dall’Occidente e dai suoi alleati.