20 aprile

Strage di Ankara: l’antiterrorismo turco sapeva

L’antiterrorismo turco sapeva che l’Isis si preparava a compiere una strage. E strage fu: ad Ankara il 10 ottobre 2015 furono 103 le vittime del più grave attentato mai avvenuto in territorio turco, che aveva trovato in un corteo per la pace il suo obiettivo. Le autorità sapevano, ma non hanno fatto nulla per evitarlo. È quanto emerge da un’inchiesta condotta dal giornale turco Cumhuriyet pubblicata il 13-14 aprile in base a documenti della polizia di Stato.

 

A firmare l’inchiesta è Kemal Goktas, che pubblica un rapporto della polizia turca del 25 febbraio 2015, «25 giorni prima dell’attentato di Ankara», che metteva in guardia il dipartimento anti-terrorismo: l’Isis stava preparando attentati «contro manifestazioni» di piazza, «usando diversi attentatori». Inspiegabilmente, però, «l’unità anti-terrorismo non trasmette le informazioni ai suoi superiori né all’ufficio responsabile della sicurezza delle manifestazioni». Né furono previste «misure speciali per proteggere i partecipanti al raduno» del 10 ottobre.

 

E questo nonostante un altro avvertimento: secondo quanto scoperto da Goktas «la mattina del 10 ottobre, il dipartimento di intelligence avverte l’anti-terrorismo che un terrorista di nome Yunus Emre Alagöz si preparava a compiere un’azione». La persona segnalata era «il fratello maggiore dell’attentatore suicida dell’Isis Seyh Abdurrahman Alagöz», autore della strage di Soruc, avvenuta il 20 luglio precedente contro una manifestazione di attivisti di sinistra che intendevano recarsi presso la città siriana di Kobane per partecipare alla sua ricostruzione (l’attentato fece 33 vittime).

 

In effetti fu proprio Alagöz a colpire ad Ankara, indisturbato. Secondo quanto rivelato da Cumhuriyet gli ispettori di polizia, dopo i fatti, avrebbero chiesto che «cinque alti ufficiali dell’antiterrorismo fossero indagati per la loro negligenza, ma l’ufficio del governatore di Ankara non lo ha permesso».

 

A riportare l’inchiesta di Cumhuriyet, il 18 aprile, è Kadri Gursel sul sito Al Monitor, uno dei più informati sulle cose del Medio Oriente, il quale spiega come: «L’attacco di Ankara è stato l’apice di sanguinosi scontri e azioni terroristiche che si sono verificati tra le elezioni del 7 giugno [che registrarono una frenata dell’Akp ndr.] e quelle del 1 novembre [vittoria schiacciante dell’Akp ndr.]. L’attacco del 10 ottobre ha avuto un ruolo importante nel cambiare radicalmente la percezione degli elettori e orientare le loro scelte politiche a favore dell’Akp», il partito del presidente Recep Tayyp Erdogan.

 

Gursel, infatti, cita alcuni sondaggi realizzati da un’agenzia di analisi, la Metropoll Strategic and Social Research Center, che evidenziano come il problema della sicurezza, praticamente assente nei sondaggi di maggio 2015, man mano che cresce lo scontro interno con i curdi e la minaccia terroristica diventa il problema numero uno degli elettori turchi. Da qui, secondo Gursel, la vittoria dell’Akp, percepito come un partito d’ordine, alle elezioni di novembre.

 

Nota a margine. Al di là dell’interesse per l’inchiesta, va evidenziato anche il coraggio del cronista in questione. Sono tempi bui per l’informazione in Turchia: tanti i giornalisti in carcere e tanti i media non governativi che da un giorno all’altro vengono chiusi per ripartire il giorno dopo con funzionari scelti dalle autorità. Kemal Goktas non verrà premiato certo con il Pulitzer. Speriamo che almeno gli sia risparmiata la galera (o altro).

11 agosto

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