11 aprile

Re Salman fa shopping al Cairo

Salman-al-Sisi«Per cinque giorni è stato acclamato come il salvatore del Paese dei Faraoni. Perché il re Salman d’Arabia Saudita, nel corso della visita che il governativo “Al Ahram” definisce storica, ha lasciato dietro di sé un fiume di denaro che consentirà al ferdermaresciallo Al Sisi di affrontare con maggiore serenità il futuro e anche le “misure” italiane per il caso di Giulio Regeni successive al richiamo dell’ambasciatore per consultazioni […] Gli accordi economici [stipulati nell’occasione ndr.] rappresentano il maggiore investimento saudita in un altro Paese arabo, superano abbondantemente i 24 miliardi di dollari nei settori più diversi». Così Fabio Scuto sulla Repubblica dell’11 aprile, che spiega come in questo viaggio si è chiusa anche un’antica controversia tra i due Paesi, quella per il controllo di due isole del Mar Rosso, Tiran e Sanafir, delle quali il Cairo ha riconosciuto la sovranità saudita. Sembra che serviranno anche come ponte tra i due Stati e per una partita segreta tra Ryad e Tel Aviv (sono situate nel tratto del Mar Rosso su cui affaccia Israele).

Nota a margine. L’accordo commerciale con i sauditi indica un riposizionamento del Cairo rispetto al quadro geopolitico internazionale. Da quando Al Sisi ha preso il controllo del Paese, chiudendo l’era (del terrore) di Morsi e dei Fratelli musulmani, aveva allacciato rapporti con Mosca, distaccandosi un po’, anche se non rompendo, con Washington, storico alleato del Cairo.

Inoltre, il nuovo presidente aveva chiuso, o quantomeno ridotto, il sostegno ai movimenti islamisti in Siria e altrove, che il governo Morsi aveva invece sponsorizzato in parallelo a Qatar e Turchia, Paesi nei quali forte è l’influenza dei Fratelli musulmani. Ora il caso Regeni spinge l’Egitto a rivedere il suo schieramento, anche se a quanto pare i rapporti con Mosca al momento non risultano indeboliti.

E però sulla Siria, e su altri dossier internazionali, Russia e Arabia Saudita si trovano su sponde opposte, anzitutto per il sostegno accordato da Ryad ai tanti movimenti islamisti di marca wahabita che hanno messo Mosca nel mirino.  Vedremo se lo shopping egiziano di re Salman cambierà qualcosa anche sotto questo profilo.

Resta, infine, da capire chi andrà a gestire l’immenso giacimento di gas, il più importante del Mediterraneo, che l’Eni aveva scoperto nell’agosto del 2015 al largo delle coste egiziane e che sperava di gestire in toto, avendo il diritto di prelazione conferitogli dal rinvenimento. Il gelo tra Roma e il Cairo potrebbe favorire l’ingresso di altri.

Brutta storia quella dell’assassinio del ricercatore italiano. Certo, l’Italia deve chiedere e pretendere chiarezza. Né si può sacrificare la verità sull’altare degli interessi e delle alleanze internazionali come accaduto in altri casi, vedi ad esempio l’omicidio di Calipari o il caso Cermis, quando ci si accontentò di una “verità” di basso profilo. Ma d’altronde allora la controparte erano gli Stati Uniti d’America, con i quali è arduo bisticciare. 

E però, e al di là delle sperequazioni investigative, alla politica sarebbe richiesta anche una certa dose di discernimento: chi ha ucciso Regeni voleva esattamente far allontanare Roma dal Cairo. Altrimenti il cadavere del ragazzo sarebbe scomparso per sempre, come usano fare certe Agenzie di intelligence quando fanno un lavoro sporco. Non fatto ritrovare a bella posta per innescare un caso che ha devastato i rapporti, finora fecondi, tra i due Paesi.

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