31 marzo

Bruxelles e gli infiltrati dell’Isis nell’aeroporto

«Nel personale dell’aeroporto di Zavntem ci sarebbero dei simpatizzanti dell’Isis nonché delle ‘spie’ inviate dallo Stato islamico mesi fa per testare la sicurezza dello scalo. L’accusa viene dalla polizia dell’aeroporto, che ha scritto una lettera aperta alle autorità, secondo quanto riporta il sito online di Het Belang Van Limburg».È quanto si legge sull’Ansa del 31 marzo.

 

«Sarebbero almeno 50 – prosegue l’Ansa – i simpatizzanti Isis in servizio nello staff di Zaventem, secondo la polizia che ha “continuamente denunciato la mancanza di sicurezza, ma nessuno ha ascoltato”. Tali persone erano note perché erano andate in Siria, e ora lavorano alla gestione dei bagagli, alle pulizie e ai duty free»

 

Nota a margine. In altra nota, alla quale rimandiamo, avevamo scritto a proposito dei guanti degli attentatori: ognuno ne usava uno. Un particolare che secondo interpretazioni ufficiali (quanto accreditate dai media) era spiegabile come uno stratagemma per nascondere il detonatore.

 

Spiegazione che ci era parsa alquanto bizzarra perché è uno stratagemma che desta curiosità e catalizza attenzione, cose da evitare quando si intende compiere un crimine. E che si poteva evitare in altro modo: bastava ad esempio indossare un normale paio di guanti.

 

Avevamo quindi ipotizzato che invece servisse a ben altro, ovvero a farsi riconoscere da qualcuno all’interno dell’aeroporto che doveva facilitare l’azione degli attentatori. Anche il fatto che i due fossero vestiti uguali ci sembrava costituire un ulteriore indizio in tal senso.

La missiva del personale dell’aeroporto di Bruxelles, se veritiera, sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo, confermare la nostra ipotesi.

 

Ma tanti sono i particolari che non tornano in questa oscura vicenda, come anche nella narrativa che è stata costruita su di essa. Colpisce infatti come subito dopo la strage sia stato diffuso un video falso dell’attentato, che invece descriveva un’azione terroristica avvenuta a Mosca. Come è possibile che tanti media nel mondo abbiamo ripreso quel video falso spacciandolo per vero? Evidentemente a diffonderlo è stata un’unica fonte e anche autorevole, altrimenti i giornali avrebbero effettuato delle verifiche.

 

Non solo una brutta pagina di giornalismo, ma anche sintomo di una malattia sistemica. Che porta i media ad abbeverarsi a fonti precostituite, seppur autorevoli, senza effettuare le normali verifiche del caso. In questo modo il rischio di aderire a narrative “ufficiali” è alto.

 

Resta da capire come sia stato possibile che 50 reduci della guerra siriana, che certo in Siria non sono andati a giocare a carte, siano stati assunti in un luogo tanto importante (che è anche obiettivo sensibile). Particolare molto più che preoccupante.

11 agosto

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