25 marzo

la Crocifissione di Santa Maria Antiqua

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Da poche settimane è stato riaperto uno dei luoghi più straordinari di Roma: è la basilica di Santa Maria Antiqua, uno dei più antichi luoghi di culto dedicati a Maria, costruito nel cuore del Foro Romano dai Bizantini nel VI secolo come cappella palatina appunto dedicata alla Madonna.  

 

La storia della chiesa è lunga e molto tormentata, in quanto nell’anno 847 un terremoto fece franare sopra di lei i palazzi che la circondavano, per cui il titolo della chiesa venne trasferito alla vicina Santa Maria Nova, l’attuale Santa Francesca Romana. Nel 1700 santa Maria Antiqua venne riscoperta grazie agli scavi, e vennero riscoperti gli antichissimi affreschi che ne coprivano le pareti: all’origine erano circa mille metri quadri, oggi ne restano 250. Sono affreschi di grande importanza perché uniche testimonianze dell’arte bizantina prima del grande terremoto iconoclasta del 726.

 

Tra gli affreschi rimasti c’è una celebre rappresentazione della Crocifissione. È una delle prime rappresentazione che esce dal simbolismo paleocristiano e rappresenta la Crocifissione “in corpo”. Vediamo la figura di Cristo di proporzioni maggiori rispetto agli altri personaggi; la croce, saldamente ancorata alla terra, si pone al centro  della confluenza tra due montagne, è perfettamente verticale.

 

Come ha scritto Andrea Dall’Asta, gesuita, nel suo volume La croce e il volto, la croce coincide con l’albero della vita: «con la sua morte è avvenuta la riconciliazione tra il cielo e la terra». Cristo non è appeso alla croce, ma sta in piedi sulla croce, e le sue braccia allargate sono come dilatate in un abbraccio. Ha occhi spalancati e uno sguardo segnato da una profonda magnanimità. Non mostra segni di dolore e indossa il colobium color porpora, una veste sacerdotale di origine siriaca.

 

Anche Maria è avvolta in un panneggio all’orientale e alza le mani velate; mentre san Giovanni, che tiene un Vangelo tempestato di pietre preziose, fa un gesto benedicente verso di noi, gesto tipico del Pantocratore bizantino.

 

La morte è presente nelle due figure più in miniatura: una colpisce al fianco Gesù l’altra gli porge la spugna intrisa di fiele. Ma la morte è vinta da questo Christus triumphans. Per la mentalità nostra di oggi, è difficile capire che la croce è la vittoria di Cristo sulla morte. In un certo senso questa è un’immagine che fa coincidere Crocifissione  e Resurrezione. E la serenità di quel volto è il viatico più leale e prezioso per chiunque oggi vive nella quotidianità l’esperienza della croce.

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