Postille

22 marzo 2016

Bruxelles: terrore a geometria invariabile

Quando in Belgio, a due passi dalla casa nella quale aveva sempre abitato, era terminata la rocambolesca fuga di Abdeslam Salah, uno degli attentatori di Parigi, l’Europa aveva tirato un sospiro di sollievo. Di breve durata: due giorni fa la tragedia di un bus Erasmus, uno dei simboli dell’Unione, che aveva preso la vita di 13 ragazze, oggi i terrificanti attacchi a Bruxelles. E tutto ritorna nel buio.

 

Ancora presto per stilare un bilancio dell’attacco terroristico, di cui sappiamo tutto prima ancora che inizino le indagini: kamikaze si sarebbero fatti saltare in aria presso l’aeroporto e la metro, un terrore che ha lambito anche la sede Ue.

Sui giornali online, da subito, si descrive il movente: una vendetta per l’arresto di Salah e lo smantellamento della rete terroristica che aveva tessuto d’attorno.

 

Già, Salah. Il primo terrorista catturato vivo e vegeto. In genere le forze anti-terrorismo sono più sbrigative, rinunciando a priori a cercare di conseguire preziose fonti di informazioni utili a smantellare le reti del terrore. Invece la cattura di Salah, come scriveva Guido Olimpio sul Corriere della Sera del 16 marzo, rappresentava una rara «pepita che potrebbe diventare una miniera» di informazioni per gli investigatori.

 

Difficilmente sarà così. Le bombe di oggi intendono seppellire qualsiasi velleità investigativa. A un atto di guerra, almeno fino a oggi, l’Occidente ha sempre risposto con proclami e atti di guerra di segno contrario, benché, come dimostrano anche gli attentati odierni, assolutamente vani.

 

Le bombe di oggi servono così a far scendere nuovamente l’Europa su questo terreno di scontro, quello più congeniale alle agenzie del terrore perché lo accredita e lo alimenta. Probabile riesca anche in questo caso, come già avvenuto in passato.

 

Ci saranno attacchi multipli in Gran Bretagna, avevano allertato i servizi inglesi dopo l’arresto di Salah. E attacchi multipli sono avvenuti. Ma la latitudine era sbagliata. Un errore di poco? Forse. In realtà anche questi allarmi confusi fanno intravedere come l’intelligence brancoli nel buio. Lanciare allarmi che suonano come “al lupo, al lupo” è proprio di apparati di sicurezza alquanto primordiali. Usava nel Medioevo. Ma tant’é.

 

In una nota del 16 marzo scrivevamo: «tra ieri e oggi l’Isis ha fatto sentire nuovamente il suo morso in Europa, terrorizzando ancora una volta Bruxelles. Città che sembra diventata il cuore pulsante dell’attivismo dell’Isis nel Vecchio Continente (da qui sono partiti anche i terroristi che hanno fatto strage a Parigi).

 

Per una singolare eterogenesi dei fini proprio a Bruxelles si trova la sede centrale della Nato. Tale organismo militare dovrebbe garantire la sicurezza europea. A quanto pare non riesce a garantire la sicurezza neanche nel giardino di casa sua».

 

Riproponiamo quanto avevamo scritto perché oggi tali considerazioni appaiono ancora più attuali. Evidentemente la gestione della sicurezza e dell’antiterrorismo non funziona, per usare un tragico eufemismo.

 

Evidentemente i metodi di contrasto sono totalmente sbagliati. Non si aggredisce la finanza, le reti logistiche e di supporto, ma si tenta solo di eliminare i semplici fantaccini e cercare di capire dove e come questi agiranno. Invece di cercare chi tira le fila, da oltre un decennio ci si limita a correre dietro a pedine sacrificabili e più che marginali di questo gioco al massacro.

 

Paghiamo anche le troppe le ambiguità verso quei Paesi che sostengono lo jihadismo di marca wahabita (Turchia e Arabia Saudita ad esempio) che ha fatto strage in Siria e Iraq (e altrove) con il sostegno dell’Occidente che sperava in un regime-change in Siria e in un ridimensionamento della presenza sciita in Iraq.

 

Resta da capire come hanno fatto i terroristi a colpire proprio in una città, tra l’altro piccola rispetto ad altre capitali europee, che da novembre (dopo gli attentati di Parigi) è al centro delle attenzioni dell’intelligence internazionale, teatro di indagini a tappeto, rastrellamenti, perquisizioni casa per casa, intercettazioni telefoniche e via web.

 

Attentati del genere, nonostante quel che appaia e degli esaltati esecutori materiali, non si improvvisano: occorre una lunga pianificazione, un attento studio, cura logistica, sopralluoghi. Il tutto sotto gli occhi più che attenti della polizia locale e dei servizi segreti di mezzo mondo…

 

Ma torneremo sul punto. Oggi al terrore possiamo opporre solo il nostro povero dolore per i morti innocenti, per i feriti, per le famiglie che hanno perso i propri cari. Per le ennesime vittime sacrificali di un Terrore a “geometria invariabile”, che nonostante la sua ottusa ripetitività non trova alcun contrasto efficace.