18 marzo

Wikileaks, le mail della Clinton e la Siria

Former U.S. Secretary of State Hillary Clinton takes part in a Center for American Progress roundtable discussion on "Expanding Opportunities in America's Urban Areas" in Washington.

Wikileaks ha pubblicato le mail di Hillary Clinton, quelle oggetto di indagine negli Usa perché custodite nel computer privato nonostante si trattasse di materiale riservato e pubblico, in quanto relativo al suo ruolo a capo del Dipartimento di Stato Usa.

L’inchiesta, che dovrebbe far luce sulla possibile “privatizzazione” di materiale pubblico, languisce. Forse per non nuocere alla corsa presidenziale della signora. Ma, al di là dei suoi sviluppi, la pubblicazione di tali missive sembra di certa rilevanza. Ne riportiamo una del 2012, relativa alla guerra in Siria.

«I negoziati per limitare il programma nucleare iraniano non risolveranno il dilemma della sicurezza di Israele. Né lo farà impedire all’Iran di sviluppare la parte cruciale di qualsiasi programma nucleare – la capacità di arricchire l’uranio. Nella migliore delle ipotesi, i colloqui tra le grandi potenze del mondo e l’Iran iniziati a Istanbul lo scorso aprile e che continueranno a Baghdad a maggio permetteranno a Israele di rinviare di qualche mese la decisione se lanciare o meno un attacco contro l’Iran, cosa che potrebbe provocare una guerra in Medio Oriente».

«Il programma nucleare iraniano e la guerra civile in Siria possono sembrare non collegati, ma lo sono. Per i leader israeliani, la vera minaccia di un Iran dotato di armi nucleari non è la prospettiva di un leader iraniano tanto folle da lanciare un attacco nucleare non provocato contro Israele, che porterebbe alla distruzione di entrambi i paesi».

«I capi militari israeliani si preoccupano in realtà – ma non possono dirlo – del fatto che Israele sta perdendo il suo monopolio nucleare. Una possibile capacità nucleare dell’Iran non solo può comportare la fine del monopolio nucleare, ma potrebbe anche permettere ad altri avversari, come l’Arabia Saudita e l’Egitto, di giungere al nucleare».

«Il risultato sarebbe un equilibrio nucleare precario nel quale Israele non potrebbe rispondere alle provocazioni con attacchi militari convenzionali in Siria e Libano, come può fare oggi. Se l’Iran dovesse raggiungere l’obiettivo del nucleare, Teheran potrebbe con molta più facilità di oggi ricorrere ai suoi alleati in Siria e a Hezbollah per colpire Israele, ben sapendo che le sue armi nucleari sarebbero per Israele un deterrente che gli impedirebbe di rispondere con un attacco diretto contro l’Iran».

«Torniamo alla Siria. È la relazione strategica tra l’Iran e il regime di Bashar Assad in Siria che rende possibile per l’Iran minacciare la sicurezza di Israele – non attraverso un attacco diretto, che nei trenta anni di ostilità tra Iran e Israele non si è mai verificato, ma attraverso il Libano, attraverso Hezbollah, che è sostenuto, armato e addestrato dall’Iran tramite la Siria. La fine del regime di Assad sarebbe la conclusione di questa alleanza pericolosa».

«La leadership di Israele capisce bene che sconfiggere Assad ora è nel suo interesse. Parlando al programma della Cnn della Amanpour la scorsa settimana, il ministro della Difesa [israeliano ndr.] Ehud Barak ha sostenuto che “il rovesciamento di Assad sarà un duro colpo per l’asse radicale, un duro colpo per l’Iran…. Essendo “l’unico avamposto dell’influenza iraniana nel mondo arabo… e indebolirà drasticamente sia Hezbollah in Libano che Hamas e la Jihad islamica a Gaza”. Abbattere Assad non solo sarebbe una manna enorme per la sicurezza di Israele, ma diminuirebbe anche la comprensibile paura di Israele di perdere il suo monopolio nucleare».

«Più in là, Israele e gli Stati Uniti potrebbero riuscire a sviluppare una visione comune in vista del momento in cui il programma iraniano si dimostrerà così pericoloso da giustificare un’azione militare. In questo momento, è la combinazione dell’alleanza strategica tra l’Iran e la Siria e il costante progresso del programma di arricchimento nucleare iraniano a portare i leader israeliani a immaginare un attacco a sorpresa –  se necessario anche nonostante le obiezioni di Washington».

«Con Assad rovesciato e l’Iran non più in grado di minacciare Israele per procura, è possibile che gli Stati Uniti e Israele possano concordare linee rosse per il momento in cui il programma iraniano avrà varcato una soglia non più accettabile. In breve, la Casa Bianca può allentare la tensione che si è sviluppata con Israele riguardo l’Iran facendo la cosa giusta in Siria».

«La rivolta in Siria dura ormai da più di un anno. L’opposizione non sta arretrando e il regime non vuole accettare una soluzione diplomatica dall’esterno. Con la sua vita e la sua famiglia a rischio, solo la minaccia o l’uso della forza potrà far cambiare idea al dittatore siriano Bashar Assad».

Nota a margine. La mail appare significativa non tanto per quanto riguarda la visione di Israele, anzi della destra israeliana, che vi viene descritta, dal momento che tale posizione è ben nota e pubblica. Piuttosto perché dimostra lo sforzo degli Stati Uniti, e della Clinton in particolare, di usare, e strumentalizzare, le paure e le esigenze di sicurezza di Tel Aviv per sviluppare una politica estera Usa più che aggressiva.

Tra le altre rivelazioni contenute nel documento, appare significativa la spiegazione della paura di Tel Aviv riguardo l’atomica iraniana. A più riprese, infatti, il governo israeliano ha allarmato circa un possibile attacco diretto di Teheran contro Israele. Secondo quanto si legge nella mail la paura sarebbe tutt’altra.

Resta da capire quel cenno riguardante l’accordo sul nucleare tra Usa e Teheran, che nella missiva è indicato solo come un passaggio in vista di un postumo attacco militare contro l’Iran. Cenno che non rassicura se si pensa che la Clinton oggi è accreditata come prossimo presidente Usa.

Detto questo, dopo la pubblicazione di tale missiva è davvero difficile immaginare il conflitto siriano come una guerra civile, cosa accreditata dalla narrativa ri-corrente. Come si vede, è tutt’altro.

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