Riquadri

15 marzo 2016

Jannis Kounellis, Svelamento

svelamento

Come si può oggi rappresentare la Crocifissione del Signore? È una domanda che penso inquieti qualsiasi vero artista, che sa di non poter ripetere modelli del passato perché ogni epoca nella rappresentazione della Crocifissione ha buttato dentro se stessa, il proprio sentimento della realtà, le proprie ansie, i dolori, le certezze, le inquietudini.

 

La Crocifissione è infatti un avvenimento che sta dentro la storia: nella Storia con la S maiuscola come dentro la storia di ogni istante. Così un artista deve cercare sempre un modo nuovo – il modo di quel suo tempo – di dare immagine alla passione di Cristo. L’ultimo ad averci provato, in modo coraggioso, smarcandosi da ogni schema è stato Jannis Kounellis.

 

Grande artista di origine greche ma ormai italiano e romano a tutti gli effetti, protagonista dell’arte povera, nel 2012 ha accettato la commissione arrivatagli dalla chiesa dei Gesuiti di Milano, la chiesa di San Fedele. Una commissione precisa per una cappella nella cripta: non tanto una crocifissione ma una glorificazione della Croce.

 

Kounellis ha costruito una struttura semplice e potente. Una croce di ferro al cui braccio sta appeso, con forti corde di canapa, un grande sacco che a sua volta contiene una imponente croce di legno pesante 120 chili. Guardandola si resta impressionati dalla pressione che i bracci della croce esercitano sulla tela di quel sacco sospeso. Si avverte un senso di drammatica fatica, di dolore profondo.

 

Sembra di sentir gemere quelle forme imbrigliate nel sacco, in uno spasimo che è di sofferenza, ma è anche qualcos’altro. Infatti Kounellis ha titolato la sua opera Svelamento, dando ad intendere che la Croce alla fine dei tempi lacererà quel sacco e si svelerà appunto come segno glorioso, come volto definitivo della Chiesa di Cristo.

 

Il gemito della Croce di Kounellis è quindi il gemito che annuncia l’affermazione finale. In questo senso, pur nella condizione di assedio che oggi vive e comunica, la Croce di Kounellis è una Croce gloriosa. Di una gloria che si è fatta carico di tutto il dolore del mondo. Che lo riscatta, senza cancellarlo.

 

Kounellis dimostra una capacità di affrontare la Crocifissione non come illustrazione di un fatto che ha segnato il destino dell’uomo, ma traducendola in una situazione. Che tiene con il fiato sospeso, che restituisce tutta l’immensa angoscia di quell’istante, il peso morale, ma che alla fine, grazie a quel sacco zavorrato ma sospeso da terra, comunica anche il senso di un’attesa. L’attesa che la Croce si liberi e si innalzi a simbolo glorioso e a senso della storia.

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