11 marzo

La (disperata) mossa di Draghi

Gianni Di Noia

L’atteso incontro del Board della BCE si è concluso ieri con le parole di Mario Draghi che ha annunciato a sorpresa alcuni interventi per favorire la ripresa economica e la ripresa dell’inflazione:

 

– Il tasso di riferimento BCE scende dallo 0,05% allo 0%.
– Il tasso sui prestiti marginale BCE scende dallo 0,30% allo 0,25%.
– Il tasso sui depositi bancari alla BCE scende dal -0,30% al -0,40%.
– Il piano di Quantitative Easing [la creazione di moneta ndr.] passa da 60 mld di Euro al mese a 80 miliardi.
– Il Quantitative Easing verrà allargato anche ai bond societari.
– Viene alzato al 50% dal 33% il limite acquistabile di ciascuna singola emissione di bond attraverso il Quantitative Easing.
– Verranno concessi prestiti illimitati TLTRO alle banche che fanno credito all’economia a tassi negativi.

 

Contemporaneamente Draghi ci ha comunicato che:

– Le stime di crescita dell’Eurozona sono inferiori a quanto previsto in precedenza. Il Pil passa da una previsione vecchia dell’1,7% alla nuova previsione di una crescita dell’1,4% per il 2016, mentre le previsioni per il 2017 passano dall’1,9% all’1,7%.
– Le stime d’inflazione per l’Eurozona passano allo 0,1% per il 2016 (da 1%) e all’1,3% per il 2017 (da 1,6%), con una previsione dell’1,6% per il 2018.

 

Cosa significa? Cosa possiamo aspettarci? Tutto questo ci farà uscire dalla crisi?

Credo sia evidente che il piano di Quantitative Easing, che ha lo scopo di fornire liquidità alle banche affinché queste la riversino sull’economia reale, non sta funzionando.

 

Le banche ricevevano già denaro a costo quasi zero, e tra 0% e 0,05% cambia poco. La liquidità in giacenza nelle banche veniva depositata presso la BCE e il tasso negativo imposto ai depositi bancari avrebbe dovuto servire a dissuadere le banche da questa prassi.

 

La decisione di abbassare il tasso negativo al -0,40% significa che le banche perseveravano in tale prassi, preferendo pagare interessi passivi pur di lasciare il denaro alla BCE. Tassi negativi per chi fa credito all’economia sono invece un interessante stimolo per i finanziamenti al mondo imprenditoriale. Mentre l’acquisto di bond societari e il nuovo TLTRO sono solo altri soldi generici dati al sistema bancario.

 

A questo punto però nasce spontanea una considerazione. Mentre l’Ansa ci ricorda gentilmente il calendario degli interventi messi in atto dalla BCE dal 2012 ad oggi, dal tempo del famoso “whatever it takes” (faremo “tutto il necessario” per salvare l’euro), è lo stesso Mario Draghi a dirci che gli effetti sull’economia sono stati molto inferiori a quanto previsto inizialmente, e non si può non riflettere sul fatto che in molti, non solo i tedeschi, si dicevano scettici sull’efficacia del Quantitative Easing. Già su queste pagine l’osservazione dell’inefficacia di tale politica monetaria adottata in Giappone era stata occasione di riflessione sull’analoga mossa attuata dalla BCE.

 

Qual è il problema allora? È un dato di fatto che il problema del momento è l’alto livello di indebitamento sia pubblico che privato, senza contare il problema italiano delle sofferenze bancarie, i prestiti non rimborsati. Non sarà che in un sistema basato sulla creazione di debito (prestiti a Stati, aziende, banche e privati), l’alto indebitamento generale sia un problema che si autoalimenta?

 

Il piano di ieri porta a una stima di 2.200 miliardi di euro di stimoli economici, tutti soldi dati al sistema bancario che finiranno prevalentemente sui mercati finanziari. Se la stessa cifra fosse stata distribuita (a puro titolo di esempio) a una popolazione europea di circa 500 milioni di abitanti, avremmo potuto osservare una media di 4.400 € a persona (bambini compresi) che certamente sarebbe finita in spese correnti, tasse pagate, ecc. Insomma soldi che sarebbero prevalentemente finiti nell’economia reale, e da qui comunque alle banche.

 

Adesso il problema è che se questa ultima disperata mossa di Mario Draghi non dovesse funzionare, le armi a sua disposizione saranno quasi finite.

Senza contare che il capo economista della BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali, ha recentemente detto che il mercato sta perdendo fiducia nelle mosse dei banchieri centrali, annunciando (testuali parole) che “i fulmini visti ad inizio anno potrebbero essere solo l’inizio di una tempesta in arrivo”.

 

E infatti, che la speculazione finanziaria stia riducendo l’esposizione sui mercati, lo dimostra il dato del margin debt, il quale è ulteriormente sceso da quando a ottobre, sempre su Piccolenote, lanciammo il segnale di un inusuale ribasso dello stesso e il conseguente avvertimento circa la probabile uscita dei grandi investitori dai mercati azionari.

 

Chi lo sa? Forse proprio la crisi dei mercati potrebbe indurre il mondo bancario a finanziare finalmente l’economia reale. Almeno questa è la speranza. Ad oggi tanto lavoro è stato fatto, apparentemente… uselessly (inutilmente).

per sostenere il piccolenote