7 marzo

Je suis Zaman

An injured supporter of Zaman newspaper is assisted after Turkish riot police dispersed them during a protest at the courtyard of the newspaper's office in Istanbul, Turkey, March 5, 2016. REUTERS/Kursat Bayhan/Zaman Daily

«La polizia ha fatto irruzione al giornale alle 2 di notte. E quando la gente, radunatasi, si è opposta protestando, gli agenti hanno sparato proiettili di gomma, quelli che si usano nelle azioni antisommossa. Poi al mattino sono arrivati gli amministratori nuovi e – chiamiamoli così – i giornalisti mandati dal governo. Alle 9.30, infine, è comparso il nostro direttore Abdulhamit Bilici, assieme al suo avvocato. Non lo hanno fatto nemmeno entrare: lo hanno lasciato nella hall e gli hanno fatto firmare le carte del suo licenziamento”.

Così si uccide un quotidiano. E oggi Zaman è un giornale lobotomizzato. Una creatura mostruosa dell’informazione, che segue la linea politica ortodossa, come fosse un robot. A questo è stato ridotto il media turco in lingua inglese fino a due mesi fa più ricco di notizie esclusive e di commenti brillanti». Peraltro il più autorevole e diffuso giornale di opposizione di Ankara. A raccontare la cronaca di questa morte annunciata è il capo redattore del quotidiano, Abdullah Bozkurt, ancora (per poco) al suo posto, a Marco Ansaldo per la Repubblica del 7 marzo. La repressione di Zaman segue altre analoghe contro giornali e giornalisti dell’opposizione.

Nota a margine. Questa pagina di cronaca nera della democrazia turca è stata riportata da diversi giornali. E diversi giornali hanno sottolineato come il giorno successivo il premier Davutoglu si è seduto al tavolo dei politici della Ue per trattare della vicenda migranti. Qualcuno di loro ha protestato, certo, ma proteste formale, tanto per salvare la faccia. La Turchia è un partner imprescindibile per l’Europa per contenere il flusso di migranti.

E questa necessità provoca afasia generale e conferisce al governo turco tutte le licenze possibili. Tra l’altro il fatto che il blitz sia avvenuto il giorno precedente tale incontro al vertice non sembra essere affatto casuale. Le autorità turche hanno messo la Ue di fronte al fatto compiuto. Senza possibilità di replica.

Va da sé che il flusso dei migranti parte dalla Turchia perché la mafia locale ne gestisce i traffici, altrimenti partirebbe da altre zone. Ma anche questo particolare non ha alcuna importanza, a quanto pare, agli occhi dei politici della Ue. Nonostante che i trafficanti di migranti siano perseguiti dalla legislazione europea. 

La Ue è sotto ricatto e cede su tutti i fronti. Il califfo turco Recep Erdogan impazza, letteralmente. Non è un bene per l’equilibrio del mondo. Non è un bene per la tenuta della democrazia in Europa. Tant’è.

Abbiamo titolato questo triste articolo con Je suis Zaman a ricordo della retorica sparsa a piene mani all’indomani della strage parigina sulla libertà di informazione come base fondante della democrazia europea. Retorica appunto, nulla di più.

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