Mondo

19 febbraio 2016

La Nato frena l’interventismo turco

In un’intervista a Der Spiegel, il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, ha precisato che «La Nato non deve essere coinvolta nelle recenti tensioni tra la Russia e la Turchia». Né in una «escalation militare con la Russia». A questo proposito  ha spiegato che il patto dell’Alleanza Atlantica  prevede che gli altri Paesi difendano uno dei suoi membri solo «quando viene attaccato». Ha precisato infine di non parlare a titolo personale, ma a nome dei membri della Nato.

 

Nota a margine. Presa di posizione fortissima quella del Ministro degli Esteri Lussemburghese. Che mette a nudo il gioco di Ankara diretto a coinvolgere la Nato nel suo conflitto contro la Russia. Un modo per frenare la follia di Erdogan proprio mentre rischiava di tracimare: la sua speranza era (ed è) quella di invadere la Siria contando sulla copertura Nato per contrastare la reazione russa e giungere a un compromesso a lui favorevole.

Il rischio di innescare una guerra nucleare non lo sfiora o forse semplicemente non gli interessa.

 

Non che il pericolo sia scongiurato, ma di certo Asselborn, e chi lo ha incaricato di parlare a nome della Nato, ha reso un favore non piccolo alla pace nel mondo. 

Oggi sono arrivati i primi aiuti umanitari in Siria. Un piccolo passo, ma significativo. Situazione fluida e ancora pericolosa ma, nonostante i giochi di guerra vagheggiati in riva al Bosforo, sottotraccia qualcosa di positivo sembra si stia muovendo.