17 febbraio

Accordo sul petrolio tra Arabia Saudita e Russia

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«Prove di diplomazia del petrolio, Russia e Arabia Saudita (con Qatar e Venezuela) annunciano un primo accordo sulla produzione del greggio e il barile scatta al rialzo (brent fino a 35 dollari), ma poi, analizzata con più calma la situazione, torna rapidamente sotto quota 33. Ciò che i ministri del petrolio del primo e secondo esportatore del mondo (Ali al Naimi e Alexander Novak) hanno deciso ieri a Doha, in Qatar, è di congelare – non di tagliare – la loro produzione ai livelli di gennaio». Così Stefano Agnoli sul Corriere della Sera del 17 febbraio, che spiega che è la prima volta che un Paese Opec sigla un accordo con un Paese non-Opec.

L’articolo accenna come il passo, pur significativo, non è ancora sufficiente a stabilizzare il prezzo del greggio (data la ritrosia di Iraq e Iran ad aderire all’intesa) e così evitare il rischio fallimento, previsto dalla società di consulenza Deloitte, per un terzo dei produttori statunitensi.

Nota a margine. Pur nelle incertezze sui suoi effetti, la notizia di questo accordo ha una sua rilevanza. Segnala, infatti, una iniziale inversione di tendenza della politica energetica dei sauditi, i quali sembrano aver preso coscienza che la corsa al ribasso da loro innescata per contrastare la produzione di Iran e Russia (con conseguenze rilevanti sulle economie di tali Stati) rischia di travolgere anche loro (ne abbiamo accennato in Nota).

Ma l’intesa ha anche un altro significato: indica che, nonostante Mosca e Ryad si trovino su fronti opposti nella crisi che sta bruciando il Medio Oriente, stanno sviluppando un dialogo sottotraccia che potrebbe innescare processi distensivi più ampi, almeno tra i due contendenti. Tra l’altro è difficile immaginare che Ali al Naimi e Alexander Novak non abbiano parlato anche della crisi siriana e dei pericoli di escalation connessi. Tra tanta tragedia, una buona notizia.

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