16 febbraio

Obama, Putin e la telefonata bombardata

Ne avevamo accennato. E purtroppo sta accadendo: l’accordo di Monaco, che aveva aperto a una fragile speranza per il conflitto siriano, ha suscitato la reazione di quanti non accettano la «cessazione delle ostilità». E proprio in questi giorni la loro ferocia è giunta al parossismo. Serviva scioccare. E lo shock è arrivato attraverso il bombardamento di «cinque strutture mediche e due scuole di Aleppo e Idlib, nel Nord della Siria», come recita il comunicato delle Nazioni Unite.

 

Per molti media la colpa è dei russi, avendo accolto senza alcuna verifica le accuse mosse dai turchi, la cui ostilità verso Mosca è dichiarata, e dall’Osservatorio siriano dei diritti umani, una organizzazione basata a Londra nata per sostenere attraverso l’informazione il regime change in Siria. Fonti di parte, che però sono considerate dei veri e propri oracoli da alcuni giornalisti.

 

Le autorità russe e siriane hanno smentito. Anzi Igor Morozov, membro del Senato russo e veterano dei servizi di controspionaggio. si è spinto oltre, affermando che: «I dati di intelligence ci dicono che gli aerei che hanno colpito questi obiettivi civili si sono alzati in volo dalla base turca di Incirlik, dove sono stanziati aerei della coalizione e della Turchia».

 

Ma al di là delle accuse reciproche, colpisce che questa escalation si sia verificata proprio nel giorno in cui un’inattesa conversazione telefonica tra Obama e Putin sembrava dovesse suggellare gli accordi di Monaco.

Proprio tale telefonata è il motivo per cui i russi non avrebbero avuto alcun interesse a un’escalation: il compimento degli accordi di Monaco sarebbe il coronamento della loro campagna militare; con l’assedio di Aleppo i loro obiettivi sono stati ormai raggiunti, resta solo il suggello diplomatico.

La prosecuzione del conflitto, invece, che i criminali bombardamenti sugli ospedali favoriscono, apre finestre di opportunità ai suoi avversari.

 

Né va dimenticato che i bombardamenti russi, che sono iniziati da mesi, finora non avevano mai colpito ospedali: al di là degli ovvi motivi umanitari, i russi sono consapevoli dei danni di immagine che comportano simili azioni (cosa che non è accaduta agli americani quando, ad esempio, nell’ottobre scorso hanno bombardato un ospedale in Afghanistan, ma tant’è). Davvero incredibile che in soli tre giorni abbiano compiuto sistematicamente quel che hanno evitato per mesi…

 

Né Obama ha interesse che l’appeasement tra Usa e Iran, raggiunto attraverso l’accordo sul nucleare da lui perseguito nonostante i fortissimi contrasti interni e internazionali, venga sotterrato da un conflitto tra sunniti e sciiti.

 

In realtà, come scritto, quanto successo in questi giorni rappresenta il tragico rilancio delle forze del caos. Situazione esplosiva, che rischia di trascinare il mondo verso la follia di una terza guerra mondiale (rischio tra l’altro sottolineato nella dichiarazione congiunta firmata a Cuba da papa Francesco e dal patriarca di Mosca Kirill).

 

I russi non possono far nulla per porre un freno all’attivismo di sauditi e turchi (terminali nella regione delle forze del caos internazionali). Se non far pesare, come strumento di dissuasione, la propria forza militare. L’amministrazione Obama finora è riuscita a frenare in qualche modo certe spinte, ma anche la sua forza, in questo caso diplomatica, ha dei limiti. Il potere non abita più a Washington, come è stato evidente ieri quando la telefonata del presidente degli Stati Uniti è stata, di fatto, “bombardata”.

 

I fragili accordi di Monaco sembra siano sul punto di saltare. Se così sarà, la colpa del fallimento sarà addossata ai russi. Mentre l’assertività militare turco-saudita (sempre più possibile l’invasione della Siria: iniziate oggi esercitazioni militari congiunte) suscita grande apprensione a Teheran, il cui ministro della Difesa è volato repentinamente a Mosca.

 

Servirebbe discernimento, ma l’endorsement della Merkel per la creazione di una no-fly zone, un pallino di Erdogan (serve a consegnare alla Turchia parte del territorio siriano), non aiuta. Non si esce da questa tragedia sposando la linea di chi sta alimentando il conflitto.

 

Aria nefasta. Come quella che si respirava ieri in riva all’Hudson, a pochi chilometri da New York, dove si è registrato un guasto a una centrale nucleare che ha provocato la fuoriuscita di acqua radioattiva. Tristo presagio.

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