15 febbraio

La morte di Regeni mette alle corde al Sisi

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Il presidente egiziano Al-Sisi

Carlo Bonini e Giuliano Foschini sulla Repubblica del 15 febbraio accennano a un retroscena della vicenda di Giulio Regeni, lo studente-ricercatore ucciso in Egitto, sulla cui morte si stanno sviluppando indagini incerte e tanti depistaggi. L’articolo spiega che oltre al suo professore, «Giulio Regeni aveva un altro referente a Cambridge. La professoressa Anne Alexander. E anche in questo caso, l’ambito della ricerca – come si legge nel profilo accademico della stessa Alexander, specializzata in Egitto e Siria – ha una sua particolarità».

«Ed è in qualche modo suggestiva, soprattutto se letta oggi: “Indagini sull’uso di piattaforme digitali e gli strumenti di mobilitazione in Rete nei movimenti per il cambiamento politico in Medio Oriente, al fine di creare ‘sfere di dissidenza’ e ‘nuove culture di attivismo’».

Nota a margine. Per i cronisti della Repubblica è possibile che Giulio Regeni sia rimasto intrappolato in un gioco complesso e più grande di lui, nel quale ha giocato un ruolo l’ossessione dei servizi egiziani o di pezzi di essi per una possibile nuova rivoluzione sul modello di piazza Tahir (un movimento libertario poi sfociato nel terrore del governo della Fratellanza musulmana).

Certo è che il misterioso assassinio di Giulio ha rafforzato le “sfere di dissidenza” al governo e ne ha fiaccato l’immagine internazionale. 

Colpisce, inoltre, che il corpo di Giulio sia stato «scaricato» nei pressi di una prigione dei servizi segreti (vedi Corriere della Sera dell’8 febbraio): davvero difficile credere che qualcuno uccida una persona e ne abbandoni il corpo sull’uscio di casa.

Su tale ritrovamento riportiamo la testimonianza di Amr Assaad, amico di Giulio, riportata, sempre dal Corriere della Sera, il 14 febbraio. Secondo Assaad è tesi «diffusa» in Egitto che «una qualche agenzia [di sicurezza ndr.] stia lavorando contro altre; oppure che certe forze vogliano mettere in imbarazzo l’amministrazione [ovvero il presidente Al Sisi ndr.]. Spiegherebbe perché il corpo sia stato ritrovato anziché fatto sparire per sempre come ci si aspetta quando un’agenzia di sicurezza uccide o tortura».

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