Mondo

13 febbraio 2016

Gli aggressori di Colonia non erano rifugiati, ma residenti

«Dopo un mese dai fatti, l’inchiesta fa chiarezza sugli aggressori della notte di San Silvestro a Colonia […] Sui 58 sospetti, solo tre di loro sono originari di un Paese in guerra: due siriani e un iracheno. Gli altri 55 sono per la maggior parte algerini e marocchini e non sarebbero arrivati recentemente in Germania. Inoltre tra le persone arrestate figurano tre tedeschi. Queste cifre sono state fornite dal procuratore di Colonia in un’intervista a Die Welt,  uno dei più importanti quotidiani del Paese». Così sul sito di Rtbf.

 

Nel report della rete televisiva della comunità francofona belga viene corretta anche un’altra informazione circolata sui media: non tutte le aggressioni erano a sfondo sessuale. Su 1054 casi denunciati, 454 avevano questa caratteristica (sempre un’enormità ovviamente), mentre le altre erano a scopo di furto.

 

Nota a margine. Delle aggressioni di Capodanno si parla da tempo con sconcerto. Tali crimini sono state decisivi per cambiare la politica sui migranti di Angela Merkel. Infatti, proprio i fatti di Colonia hanno reso insostenibili le contestazioni verso la sua politica di accoglienza. Il risultato è l’ipotesi di una chiusura delle frontiere europee, di fatto la fine di Schengen (più o meno limitata, ma…). E il cedimento della Cancelliera ai desiderata del presidente turco Recep Erdogan, che controlla i rubinetti dei flussi di migranti verso l’Europa.

 

Non si tratta si sminuire i fatti, anzi, l’accenno precedente ne è esempio. Si tratta però di mettere in luce la realtà per quel che è. Le conclusioni affrettate non aiutano a capire e a cercare rimedi. 

 

Il dato uscito dalle indagini ovviamente non placherà le tensioni tra chi vorrebbe una politica di accoglienza e chi la rifiuta, anche perché sempre di stranieri si tratta (e di tre 3 tedeschi, va ricordato). E però sono residenti, quindi il problema non riguarda i rifugiati, ma le fasce di stranieri residenti evidentemente non integrati (un po’ quel che è successo, mutatis mutandis, per le Banlieu parigine).

 

Val la pena, in conclusione, ricordare che il ministro della Giustizia tedesco aveva accennato l’ipotesi che non si trattasse di qualcosa di spontaneo, data l’ampiezza e il coordinamento delle aggressioni, ma di preordinato. Un modo come un altro per creare destabilizzazione in Germania. È una delle tante ipotesi, ma, nel nostro piccolo, non ne abbiamo rinvenute di più convincenti.