Mondo

10 febbraio 2016

L’1 per cento dei miliardari e la povertà globale

«Nel 2014, al raduno annuale dell’élite mondiale a Davos, Oxfam ha presentato con ineludibile chiarezza la misura della crescente diseguaglianza globale ricorrendo a un esempio: quell’anno un autobus contenente 85 miliardari del mondo avrebbe trasportato una ricchezza pari a quella della metà inferiore della popolazione globale, qualcosa come tre miliardi di persone. Nel giro di un altro anno l’autobus si sarebbe rimpicciolito: sarebbero bastati 80 posti. In modo altrettanto drammatico, Oxfam rivelò che il primo 1 per cento degli abitanti del pianeta possedeva quasi la metà della ricchezza mondiale ed entro il 2016 ne avrebbe posseduta tanta quanta il restante 99 per cento complessivamente». Questa la drammatica testimonianza dell’economista Joseph Stiglitz sulla Repubblica del 10 febbraio.

 

Nota a margine. Nel mondo ci son sempre stati i privilegi. Ma il meccanismo capitalistico attuale funziona in modo tale da porre a sistema tali privilegi, come accenna Stiglitz. Una macchina infernale che produce povertà di massa per accumularli nelle mani di pochi. Una follia causata dalla caduta di ogni (vera) regola al sistema finanziario globale.

 

Non si tratta solo di un dramma sociale, ma anche geopolitico. Non è un caso che il turbocapitalismo cumulativo (per pochi) sia accompagnato da una fragilità dell’economia globale caratterizzata da ricorrenti crisi di sistema che mettono in ginocchio intere nazioni (e quella attuale è ad alto rischio, come accenna anche Romano Prodi che ha dato l’allarme circa l’urgenza di un summit internazionale per porvi rimedio).

 

Urgono correttivi, ma la politica è sempre più in ritirata di fronte al soverchiante potere dell’élite della finanza globale.

Appassiona in questo senso la sfida americana, nella quale Sanders rischia di trovarsi di fronte, se dovesse fallire il tentativo della Clinton, a due rappresentanti di tale élite, Trump e Bloomberg, che ormai non ha più bisogno dei propri burattini per avocare direttamente a sé il governo dei popoli.