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2 febbraio 2016

Iowa: la vittoria di Cruz e della Clinton

Sorpresa in Iowa: vince Ted Cruz, «giudeocristiano» come si definisce, che al confronto il pittoresco Trump è un moderato di centro.

La prima vera votazione per la corsa alla Casa Bianca, la sfida fratricida delle primarie che ha riguardato i due partiti, ha avuto un esito non immaginato dai guru dei sondaggi, che davano Trump in testa staccato da tutti. Il miliardario si deve accontentare del secondo posto, quasi terzo.

 

Sotterrato Jeb Bush, quarto, rischia di perdere i suoi sovventori, che potrebbero spostare i loro lauti finanziamenti all’altra figura espressione dell’establishement del partito repubblicano: Marco Rubio.

Rubio è competitor diretto di Bush: politico della Florida, dove l’altro governa, è destinato a togliergli voti in casa, per di più in uno degli Stati chiave di questa corsa. Ed è anche l’opposto di quello: apparentemente moderato come immagine pubblica, nella sostanza lo è molto meno, soprattutto in politica estera.

 

Per quanto riguarda invece Donald Trump, lo stop nello Iowa ne appanna la stella, affaticando quella che sembrava dovesse essere una corsa trionfale. Paga anche l’essere un self-made man: l’uomo che si è fatto da solo e si è fatto largo a gomitate tra i repubblicani non sembra avere una macchina elettorale adeguata; circostanza che potrebbe dargli problemi anche altrove.

 

Per Cruz, invece, inizia una stagione nuova: la vittoria in uno degli Stati della Bible Belt (gli Stati della cintura della Bibbia, o forse del cinturone, dal momento che il libro sacro è troppo spesso usato come un’arma), seppur in parte prevista, lo pone al centro del dibattito dell’ambito repubblicano.

 

In casa democratica vince la Clinton, anche se di strettisima misura, in un’elezione contestata da Sanders, che ha chiesto il riconteggio dei voti (tutto il mondo è paese). Nonostante la tegola delle mail top secret (vedi Nota) che si è abbattuta su di lei alla vigilia di questa tornata elettorale, Hillary ha dato un segnale importante: una sconfitta in Iowa avrebbe determinato probabilmente l’inizio della fine della sua candidatura.

 

Al contrario, la vittoria, seppur minimale e contestata, le permette di restare la favorita della corsa in ambito democratico. Le è giovato non poco l’endorsement a suo favore fatto dal New York Times alla vigilia del voto che, pur critico riguardo riguardo la sua assertività in politica estera, ne ha lodato l’esperienza di governo, caratteristica assente nei suoi avversari.

 

E però la battaglia con Bernie Sanders la sta affaticando. Per contrastare il suo competitor si è dovuta posizionare più a sinistra, cosa che alla lunga potrebbe alienargli alcune simpatie. E ha dato segnali di ripensamento anche riguardo alla politica estera, dicendosi disposta a un reset nei rapporti con Mosca.

Politica navigata, che sa promettere cose che probabilmente non manterrà, resta che la sua navigazione è meno tranquilla di quanto si aspettava. E che Sanders, alla prova dei fatti, si sta confermando un avversario più duro del previsto.

 

Se il suo competitor le rimarrà incollato anche nelle prossime tornate elettorali, l’ipotesi di una discesa in campo di Bloomberg da indipendente si farebbe sempre più concreta.

Anche se l’endorsement del New York Times per la Clinton, il giornale espressione della città che ha lanciato Bloomberg sulla scena politica, pone una variabile nuova a questa possibilità.

 

La vittoria di Sanders al momento è data per improbabile, date le sue posizioni socialiste. Ma era così anche al tempo dell’ignoto candidato di colore Barack Obama. Vedremo, la corsa è ancora lunga e piena di incognite.

 

(Nella foto Hillary Clinton e John Mc Cain)