Mondo

29 gennaio 2016

Gli errori della Ue e la Brexit

L’Europa? Si può «disfare» come accadde per l’impero romano. L’affermazione di Ètienne Davignon, ex vicepresidente della Ue, è contenuta in un’intervista rilasciata a Béatrice Delvaux e Jurek Kuzkiewicz riportata sulla Repubblica del 29 gennaio. A mettere in pericolo l’Unione europea la crisi dei migranti, con l’ipotesi di un ritorno alle frontiere interne, ma anche le problematiche legate all’economia e all’euro nelle contingenze dell’attuale crisi economica. Tesi alquanto diffusa in questo momento quella di Davignon, che però accenna due cose interessanti riguardo l’euro e la Brexit (la fuoriuscita della Gran Bretagna dalla Ue).

 

Sull’euro, in sostanza, afferma che: «Avremmo dovuto inserire nel Trattato che tutti quelli che desideravano partecipare all’unione monetaria ne avevano il diritto, ma non l’obbligo […] Chi non fosse entrato nell’unione monetaria sarebbe rimasto un membro associato».

E sulla Brexit: «L’aspetto più ambiguo della questione della Brexit non è che i britannici chiedano una serie di cose ma che contemporaneamente chiedano di esercitare il controllo su quello che fanno gli altri: è intollerabile». E sull’aspetto economico insito in tale prospettiva: «Economicamente non cambia nulla che il Regno Unito – mai entrato nell’euro – sia dentro o fuori» (Un nuovo patto per non morire l’Europa così com’è non funziona più).

 

Nota a margine. È certo che perseverare nella strada intrapresa in sede di Unione europea è cosa nefasta, sia per il destino dell’Unione che per quello dei Paesi membri. C’è bisogno di un momento di riflessione, di un ripensamento di meccanismi e dinamiche, in particolare riguardo la questione euro. Lo follia di questi anni è stata quella di aver fatto coincidere l’idea dell’Unione europea con una moneta. Da qui anche l’impossibilità di gestire le crisi economiche, che necessitano di risposte politiche più che di contabilità (vedi il New Deal).

 

Come anche le altre crisi: abituati a parlare solo di euro, di banche, di conti e quanto vi attiene, i governanti europei sono incapaci di affrontare crisi prettamente politiche, o sociali o geopolitiche, come ad esempio quella dei migranti. Non sanno dare risposta al problema della povertà che affligge sempre più i popoli dei Paesi membri, come possono rispondere alla domanda che viene da questa gente in fuga da fame e guerra? Serve un ripensamento, appunto, uno scatto che faccia uscire l’Europa dal tunnel nel quale l’hanno ficcata i mediocri contabili che l’hanno gestita fino a ora.