Mondo

15 gennaio 2016

Turchia: anche gli accademici finiscono nel mirino del regime

Oltre duemila accademici turchi hanno firmato e inviato al governo una petizione per chiedere di porre fine al confronto con i curdi e alla politica discriminatoria contro tale minoranza e i politici che ne rappresentano le istanze. Titolo della petizione: «Noi non saremo complici dei vostri crimini». Ezgi Basaran, uno dei firmatari dell’appello, contattato da Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera del 15 gennaio, ha spiegato: «Sono ormai mesi che arrivano informazioni drammatiche sulle regioni a maggioranza curda […] ci sono popolazioni intere isolate, prive di cibo, di acqua, assistenza medica». La guerra contro i curdi, ormai un’ossessione per il presidente Erdogan, ha fatto finora circa 3000 morti, tra quelli caduti in patria e quelli uccisi in Siria e Iraq dai raid di Ankara.

 

«Non c’è libertà oggi nel nostro Paese – ha aggiunto il professore di scienze politiche – Siamo vittime di un regime che non tollera alcun dissenso e utilizza qualsiasi pretesto, incluso l’allarme terrorismo, per far tacere ogni critica interna». Contro i firmatari dell’appello la procura ha aperto un’inchiesta per «propaganda terrorista».

 

Nota a margine. La deriva autoritaria del regime turco è ormai palese. Erdogan si stra trasformando in una sorta di Pinochet in salsa ottomana. A differenza del dittatore cileno, però, egli per l’Occidente rappresenta un interlocutore prezioso per tanti dossier di primaria importanza, sia perché Ankara riveste un ruolo chiave per la strategia Nato in Medio Oriente e in generale nel mondo arabo (un esempio: l’autoproclamato governo di Tripoli, in Libia, è legato a filo doppio alla Turchia); sia perché controlla, o meglio non controlla, il più importante flusso di migranti diretti in Europa. Senza parlare del fiorente interscambio commerciale tra Turchia e Occidente. 

 

Il mondo occidentale, in genere uso a dare lezioni di diritti umani agli altri, sta chiudendo tutti e due gli occhi sulle nefandezze che si compiono nel Paese alleato e sui suoi oscuri legami con l’Isis e altre organizzazioni jihadiste.

Una connivenza inquietante che rafforza il regime, che proprio grazie a tale impunità sul piano internazionale si sente autorizzato a perseverare su questa strada, anzi ad andare ancora più a fondo. E che risulta pericolosa anche per la cosiddetta civiltà occidentale, che in nome di oscuri interessi, e più o meno taciti  ricatti, sta denegando i propri valori fondanti. Non è un buon viatico per la tenuta della democrazia nell’ambito occidentale.