Mondo

14 gennaio 2016

L’attacco alla Merkel e l’Europa

Il trono di Angela Merkel traballa: le massicce molestie sessuali di Capodanno, le conseguenti aggressioni alla comunità islamica ad opera di estremisti, le contestazioni interne contro l’accoglienza dei migranti, le richieste di dimissioni provenienti da autorevoli testate americane, le (più o meno timide) contestazioni ai suoi desiderata in Europa (es. il diniego di formare una grosse Koalition in salsa iberica pervenuto dalla Spagna). Questo, in sintesi, l’editoriale di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera del 14 gennaio che accenna anche a come «l’attentato a Istanbul rivela che i tedeschi sono bersagli del terrorismo internazionale».

 

La Merkel ha fatto molti errori, spiega ancora Cazzullo, non ultimo quello di imporre una folle politica di austerità all’Europa. Ma «Il punto – aggiunge il cronista – è che oggi la cancelliera non è attaccata da “sinistra”, ma “da destra”», e non solo dagli estremisti duri e puri. «È semmai l’ala intransigente dei cristianodemocratici e dell’opinione pubblica a uscire rafforzata. Per questo isolare ulteriormente la Merkel non ci conviene. Se avvenisse un cambiamento nella politica tedesca e di conseguenza europea […] non andrebbe verso una maggiore solidarietà nella ripartizione dei migranti, né verso una più ampia condivisione dei rischi finanziari, né verso l’allentamento dei vincoli di bilancio, né verso un atteggiamento più aperto nei confronti dei partner, in particolare dell’Europa meridionale» (Ora Angela Merkel è più debole in Europa).

 

Nota a margine. Analisi tragicamente realistica. La Merkel non è una statista, anzi ha fatto della sua mediocrità che tutti accontenta (in patria) il suo punto di forza. E però per sfuggire dall’angolo nel quale è stata ristretta, che nel medio termine potrebbe stritolarla, le occorrerebbe esattamente trasformarsi in statista e cercare quelle alleanze in Europa che i suoi niet sui dossier economico-finanziari le hanno negato (la sudditanza è altro dal partenariato).

 

Trasformerebbe la sua attuale fragilità in forza. L’ostacolo più grande a questo sviluppo virtuoso risiede proprio nella mediocrità della Cancelliera, che vive di compromessi al ribasso ed è incapace di compromessi alti, quelli che hanno creato l’Unione europea quando a capo delle nazioni del Vecchio continente sedevano veri statisti. Da qui tante incognite per il futuro della Germania e dell’Unione europea che rischia di essere travolta insieme alla nazione alla quale ne è stata consegnata (o se ne è impossessata) l’egemonia incontrastata.