Spiragli

12 gennaio 2016

La Banca di Scozia: “Vendere tutto”

Gianni Di Noia

«Vendere tutto, in una stanza affollata, le porte di uscita sono piccole». Così si è espressa RBS (la Royal Bank of Scotland) in un report destinato ai suoi clienti e prontamente ripresa dalla pagina economica del tabloid inglese The Telegraph.

 

Per le banche d’affari è prassi, a inizio anno, mandare ai propri clienti finanziari dei report nei quali gli analisti esprimono alcune previsioni sulle prospettive dei mercati per l’anno a seguire. Quest’anno RBS ha consigliato ai clienti di prepararsi ad un “anno catastrofico” e a una crisi deflazionistica globale, avvertendo che i principali mercati azionari potrebbero perdere fino al 20% e il petrolio potrebbe precipitare a 16 dollari al barile.

 

Secondo Andrew Roberts, capo economista RBS, a causare la crisi dei mercati sarebbe la contrazione mondiale sul commercio e sui prestiti sommata all’indebitamento mondiale giunto oramai a livelli record. Come effetti, alla RBS prevedono un’ulteriore discesa dei tassi di interesse tedeschi e americani, con un possibile clamoroso dietrofront da parte della Federal Reserve sulla decisione di rialzare i tassi di interesse presa a fine 2015.

 

Come epicentro della crisi globale è indicata la Cina che nonostante la recente ammissione tra le valute di riserva mondiali da parte del Fondo Monetario Internazionale dovrà affrontare un aumento della fuga di capitali e una svalutazione importante della moneta. Fattore questo che potrebbe esportare deflazione e contagio di crisi in tutto il mondo.

 

In questi ultimi giorni sono molte le banche d’affari che hanno prodotto report e previsioni; tra queste molte hanno una visione critica verso il 2016, ma RBS si è distinta dalle altre per la durezza della previsione. Vendere tutto e concentrarsi sull’obbligazionario di alta qualità. Un sostanziale invito a rimanere liquidi.

 

A favore di RBS c’è il precedente non proprio incoraggiante della crisi del 2008, prevista in anticipo dai loro analisti, e l’inizio di un anno decisamente pesante per i mercati.
È presto per capire se tale allarme sia fondato e quanto, ma è sicuramente un’analisi da non sottovalutare data l’autorevolezza della fonte.