11 gennaio

Le aggressioni di Capodanno e la Ue

750x-1Le aggressioni di massa di Capodanno in Germania sono state qualcosa «in un modo o nell’altro pianificato». Insiste il ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas, mentre aumentano i casi. Un articolo della Repubblica accenna all’esistenza di «E-mail e sms, messaggi criptati o in chiaro, trasmessi ovunque in arabo e inglese, tedesco e italiano o altre lingue ai residenti d’origine araba del Vecchio continente» nei quali si invitavano i destinatari a «molestare e aggredire le donne in strada». “Molestate la donna bianca”, l’ordine al branco diffuso online: questo il sintetico titolo dell’articolo di Andrea Tarquini.

Tra l’altro, sempre a questo proposito, ha fatto notizia il sequestro di foglietti in possesso di alcuni dei facinorosi, nei quali erano indicate frasi da usare per le aggressioni sessuali. Altro indizio di qualcosa di preordinato.

Sulla Stampa del 9 gennaio  Francesca Paci ricorda quel che successe a piazza Tharir, quando le folle scesero in piazza per protestare contro il sequestro della rivoluzione egiziana da parte della Fratellanza musulmana.

A questo proposito ha interpellato Hania Moheeb, una pasionaria della rivoluzione egiziana che, come altre donne, rimase vittima di molestie sessuali a piazza Tahrir. Quella violenza, ha spiegato la Moheeb, «era politica non sessuale, erano organizzati, dicevano cose diverse da quelli che ogni giorno allungano le mani sul bus […] Quelli di Tahrir volevano intimare alle protagoniste della rivoluzione contro Mubarak prima e contro Morsi poi di stare a casa».

La Fratellanza musulmana è un’organizzazione islamista che la Turchia, tramite il Qatar, ha gettato sul tavolo da gioco della primavera araba in chiave neo-ottomana. Nel tentativo, in parte riuscito, di allargare la propria sfera di influenza. Per inciso, va anche ricordato che labili sono i confini tra lo jihadismo affiliato alla Fratellanza e i network del terrorismo internazionale.

Che tale organizzazione si sia infiltrata anche nel flusso di migranti riversatisi in Europa negli ultimi tempi è alquanto scontato.

Insomma un piano preordinato, un modus operandi noto: resta da capire il perché. Creare panico tra i cittadini europei in funzione destabilizzatrice? Inviare un messaggio ai governi della Ue, in particolare alla Germania che ne è il primo motore immobile? Montare un’onda di proteste anti-immigrati (lo jihadismo vive del conflitto di civiltà)? Tante le ipotesi di risposta, che possono anche intrecciarsi tra loro.

Resta che l’Europa deve aver recepito che dietro questa vicenda c’è qualche oscuro messaggio. E, nel dubbio, ha deciso di interpellare un interlocutore politico che può mediare con la Fratellanza: ieri il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, è partito per Ankara, per velocizzare l’iter della formalizzazione dell’accordo tra Ue e Turchia siglato a suo  tempo tra Erdogan e Angela Merkel per gestire il flusso di migranti provenienti da quel Paese. In pratica l’Unione Europea darà a Erdogan tre miliardi perché contenga il fenomeno.

Resta da capire se ciò basterà a chiudere la partita. Qualcuno ricorderà la feroce ironia con la quale si rimproverava a Berlusconi di cedere ad analoghi “ricatti” di Gheddafi (critiche che oggi non si levano contro la Merkel). In genere, quando si inizia a cedere ai ricatti, si intraprende una strada perigliosa e di difficile gestione. Tra l’altro la Turchia sta giocando sporco in alcune aree di crisi (vedi Siria, Iraq e Libia) che interessano da vicino l’Europa perché ne mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità. Il che aumenta i rischi derivanti da una politica impostata sul compromesso al ribasso.

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