Mondo

5 gennaio 2016

L’Arabia Saudita sabota il processo di pace in Siria

Il Medio Oriente ribolle a seguito dell’esecuzione da parte dell’Arabia Saudita dello sceicco sciita Nimr al-Nimr (vedi anche articolo su Postille). Per Vali Nasr, esperto di Medio Oriente e rettore della Johns Hopkins University di Washington, si è trattato di «una provocazione del regime saudita che ha chiari obiettivi di politica estera: Ryad vuole alimentare la narrativa dei conflitti settari, radicalizzare lo scontro tra sciiti e sunniti per sabotare i negoziati in corso ed impedire che si arrivi ad accordi siglati col contributo essenziale di Teheran».

 

In particolare, spiega Nasr, l’obiettivo dei sauditi è quello di sabotare il processo di pace in Siria. Così Nasr: «Sono i sunniti che ora, costretti dalla pressione dell’Occidente a sedersi al tavolo della trattativa [accordo di Vienna e di New York ndr.], la sabotano con le loro azioni improvvise: tanto l’abbattimento di un aereo russo da parte della Turchia quanto le esecuzioni di ieri hanno lo stesso obiettivo».

 

Nota a margine. Val la pena accennare che l’esecuzione dello sceicco sciita giunge alcuni giorni dopo l’eliminazione dell’agente saudita Zahran Alloush in Siria (ne abbiamo trattato in una Postilla). Così questa oscura vicenda giudiziaria appare anche una risposta a quanto avvenuto in precedenza: non solo una ritorsione (in fondo gli agenti, anche quelli importanti, sono sacrificabili), ma anche il tentativo di mandare all’aria il tavolo dopo l’eliminazione di una delle pedine più importanti che Ryad intendeva giocare, anche a livello politico, sullo scacchiere siriano.

 

Da questo punto di vista, la reazione inconsulta di Ryad appare anche un segno di debolezza: evidentemente non hanno altre pedine di tale livello da gettare sul tavolo della roulette siriana (molto più macabra della roulette russa…).

 

Interessante, infine, quel cenno di Nasr alla narrativa del conflitto sciiti-sunniti: una narrativa, appunto, che è altro dalla realtà. Torneremo sul tema.