Notes

19 dicembre 2015

Avvento: le Antifone Maggiori (3)

Negli ultimi giorni di Avvento, dal 17 al 23 dicembre, la Tradizione della Chiesa ha inserito, al canto del Magnificat nella recita dei Vespri o durante la preghiera della novena di Natale o anche nella Messa (ormai qualche Messa), le Antifone Maggiori, piccoli testi poetici che richiamano alcuni passi biblici. Come a ripercorrere, attraverso brevi cenni, la storia dell’amicizia di Dio con il suo popolo prima della venuta di Gesù. Queste antifone sono delle «piccole stelle che si accendono negli ultimi giorni del tempo dell’Avvento», come ebbe a definirle don Renato Laffranchi, un prete bresciano che le ebbe particolarmente a cuore.

 

Antifone “O” vengono anche chiamate, perché tutte e sette iniziano con quella “O” che evoca la preghiera stupita che sale dal cuore dei fedeli per le meraviglie del Signore (O Sapientia… O Adonai… e così via). Secoli fa, quando operazioni del genere non erano destate da mera curiosità o ricerche di simbolismi esoterici, qualche anonimo fedele si accorse che se a ciascuna di dette antifone si toglie la “O” iniziale, le prime lettere di ogni versetto vanno a comporre l’acronimo “sarcore”. Parola che di per sé non significa nulla, ma il suo palindromo (la parola rovesciata dalla fine all’inizio) compone la frase “Ero cras”, “domani ci sarò”. Una risposta previa e gratuita alla domanda (così spesso inespressa) del cuore dell’uomo. Così, da qui al 23 dicembre le riproponiamo sul nostro sito:

 

O Radix Jesse,
qui stas in signum populorum,
super quem continebunt reges os suum,
quem gentes deprecabuntur:
veni ad liberandum nos,
jam noli tardare.

 

O Radice di Jesse,
che sei un segno per i popoli,
innanzi a te i re della terra non parlano,
e le nazioni ti acclamano:
vieni e liberaci,
non tardare.

 

Per ascoltare la versione gregoriana cliccare qui

 

Al termine di questo Notes, riproponiamo ai nostri lettori il progetto: “Una fabbrica di cioccolato per la Siria”.

Chi legge Piccolenote sa la nostra povera prossimità alla Siria, non solo per raccontare la terribile tragedia che vi si è abbattuta, ma anche per riportare alcune testimonianze, grandi o piccole che siano, di intelligenza e di conforto che quel Paese sta regalando alla Chiesa e al mondo intero. Come anche è capitato, sempre attraverso le nostre pagine, di lanciare alcune iniziative volte a dare, per quel che si può, un qualche conforto a quanti sono stretti in quella terribile tempesta. 

 

Così anche in questo tempo di Avvento piace proporre ai nostri lettori un piccolo progetto che ci è stato proposto, volto più che a dare sollievo immediato (e di breve durata), a creare una prospettiva più a lungo termine a quanti vi saranno coinvolti. Crediamo che anche l’adesione a questo piccolo gesto di carità, e anzitutto di preghiera, possa aiutare a vivere questo tempo di attesa del Signore.

 

Di seguito pubblichiamo parte della testimonianza di una nostra amica che è stata in Siria di recente, e alla quale si deve la proposta che rilanciamo. Può aderire chiunque, sia con donazioni, anche minime, che con una piccola preghiera. Le donazioni vanno effettuate alla San Callisto Onlus e si può fare cliccando qui.

 

Joni Ghazzi è sfollato con la famiglia da Aleppo a Kafroun. Joni è ingegnere, ad Aleppo aveva progettato e costruito una piccola macchina per la produzione di cioccolatini, che in Siria vengono utilizzati al posto dei confetti per matrimoni, battesimi e festività varie. Ci racconta con entusiasmo ciò che aveva realizzato ad Aleppo e ci mostra l’esemplare che è riuscito a salvare dalla distruzione del suo laboratorio.

 

Con lui riusciamo a formulare un progetto che non sia di sola sussistenza ma abbia prospettive di micro-impresa che nel tempo possa svilupparsi autonomamente e auto-finanziarsi.
Stiliamo un preventivo di spesa, che alla fine prevede un investimento di $ 7700 e darebbe lavoro a una famiglia e altre 5-7 donne.
Il prodotto ha uno smercio sicuro e nella misura delle risorse può impiegare anche più persone
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