10 dicembre

Lavrov e la “trappola” del bombardiere abbattuto

urlL’abbattimento del bombardiere russo da parte dell’aviazione turca? È stata «una trappola nella quale non siamo caduti. È molto strano che Ankara non sapesse che l’aereo fosse nostro. Come è strano che ci fossero già piazzati operatori televisivi nei punti strategici per riprendere l’avvenimento». Così il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in un’intervista concessa alla Repubblica il 10 dicembre (“Il Califfato vuole la Libia una minaccia per l’Italia ma la Russia è pronta ad aiutarvi”).

Nota a margine. Parole interessanti quelle di Lavrov, in particolare per quel cenno sugli operatori televisivi già piazzati. Chi ha cercato l’incidente, è il senso delle affermazioni del ministro, sperava in una reazione russa molto più forte di quella effettivamente seguita, limitata alla denuncia dei legami tra la Turchia e l’Isis (denuncia peraltro ignorata in ambito occidentale). Ovvero una reazione militare, seppur limitata, contro Ankara, che avrebbe fatto scattare la clausola di solidarietà della Nato.

Probabilmente non sarebbe scattata automaticamente la terza guerra mondiale, anche se Putin ieri ha ribadito che la Russia si riserva la possibilità di usare armi atomiche (e non si riferiva certo alla lotta contro l’Isis), ma certo avrebbe acceso un confronto senza precedenti tra Russia e Occidente.

Sul punto c’è da sottolineare anche un altro aspetto, rilevato da Kadri Gursel sul sito Al Monitor: secondo il cronista turco, i «principali beneficiari» di questo nuovo confronto tra Russia e Turchia sono gli Stati Uniti d’America, dal momento che Ankara, sotto la minaccia di Mosca, «si sente in dovere di agire come un partner più coerente con l’Occidente sulle questioni di sicurezza». Al contrario di quanto avvenuto negli anni passati, durante i quali ha rivendicato la sua libertà di azione anche contro i desiderata di Washington (basti pensare al prolungato diniego dell’uso della base aerea di Incirlik). 

Anni, peraltro, nei quali Ankara ha intessuto relazioni commerciali significative con Mosca, che avevano suscitato non poca irritazione negli Stati Uniti. In particolare l’accordo sul South Stream, che avrebbe dovuto portare il gas russo nel Mediterraneo. Progetto di fatto cancellato dopo l’incidente.

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