Archivio Postille

3 dicembre 2015

La Turchia, l’Occidente e il petrolio dell’Isis

La Turchia fa affari con l’Isis. Un’accusa devastante, relativamente offuscata nei media dalla strage avvenuta ieri in California (14 morti in un centro disabili), ma che pure è riuscita a filtrare e a imporsi su altre.

Un’accusa comprovata da immagini satellitari e aeree di migliaia di camion che attraversano indisturbati la frontiera turca provenienti dalla Siria. «Le foto e le prove presentate da Mosca inchiodano la Turchia», scrive Nicola Lombradozzi sulla Repubblica di oggi.

 

Un affare di famiglia, accusano i russi, dal momento che il figlio di Erdogan è «a capo della più grande compagnia energetica del Paese» e suo genero è «stato nominato ministro dell’Energia», come ha spiegato ieri il vice-ministro della Difesa russo Anatoli Antonov.

 

Da tempo tali circostanze erano note. Cenni e notizie rimbalzavano da giornale in giornale e convergevano in questa direzione. Un segreto noto che ieri è stato disvelato in tutta la sua drammaticità a tutto il mondo.

Intervistato da Lettera 43, anche l’ex amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni ha affermato: «Le accuse di Mosca a Erdogan, figlio e genero sono tutte da dimostrare, ma sul fatto che la Turchia chiuda un occhio su migliaia e migliaia di barili di petrolio che ogni giorno passano la frontiera con la Siria e che sono raffinati negli stabilimenti turchi non c’è il minimo dubbio. E non da oggi».

 

Al di là delle cautele del caso sulla famiglia presidenziale, le parole di Scaroni sono pesanti. Né è possibile che i figli di Erdogan, per i posti che occupano, possano ignorare i traffici che avvengono nel territorio anatolico, dal momento che i porti nei quali viene smerciato il petrolio “Made in Isis” sono quelli che smerciano il petrolio prodotto in Turchia.

 

Non solo petrolio: ieri Mosca ha anche spiegato come dalla frontiera turca passano armi e rifornimenti per l’Isis, che in territorio turco esistono campi di addestramento per miliziani e che solo nell’ultima settimana da qui sono arrivati in Siria 2000 combattenti. Anche in questo caso si parla di fatti notori: basti pensare a tutti i foreign fighters europei che, secondo le cronache dei giornali, per raggiungere la Siria sono passati dalla Turchia.

 

Insomma, quel che è stato disvelato ieri da Mosca non è che il segreto di Pulcinella, noto a tutte le cancellerie occidentali, eppure obliato in nome dell’appartenenza di Ankara all’Alleanza Atlantica. Una omertà dovuta anche alla paura che questa sveli gli acquirenti finali di questo traffico. Già, perchè qualcuno questo petrolio lo deve pur comprare dai turchi. Lasciamo all’intelligenza dei lettori provare a indovinare dove va a finire…

 

Tutto questo sarebbe, tra l’altro, materia di indagine da parte delle varie magistrature delle nazioni europee verso le quali sono rivolte le minacce dell’Isis e dove i suoi agenti hanno versato sangue innocente.

Magistrature solerti a indagare su tangenti e altro, ma stranamente inerti di fronte a crimini tanto più gravi.

 

Così il vero scandalo che si sta consumando in questi giorni non riguarda tanto la Turchia, ma quel che sta avvenendo in Occidente. Che ha scelto di schierarsi con chi sta lucrando grazie all’Isis piuttosto che con chi lo sta combattendo.

Una scelta devastante per quella che viene chiamata, ormai solo nei proclami dall’Isis e di quanti a parole dicono di volerla contrastare, civiltà occidentale. Deriva tragica, foriera di ulteriori tragedie.