Chiesa

20 novembre 2015

Il Papa e i “maledetti” costruttori di guerra

Nell’omelia per la messa celebrata presso la Casa Santa Marta il 19 novembre, Francesco ha ricordato il brano evangelico che racconta delle lacrime versate da Gesù su Gerusalemme, perché essa «non aveva compreso la strada della pace e aveva scelto la strada delle inimicizie, dell’odio, della guerra».

«Oggi Gesù è in cielo, ci guarda», ha affermato, e anche oggi «piange, perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell’odio»,

 

Oggi che «nei telegiornali, nella stampa» assistiamo a «bombardamenti» e «dappertutto» c’è guerra e odio. «Arriviamo persino a consolarci dicendo: “Eh sì, è un bombardamento, ma grazie a Dio sono stati uccisi soltanto venti bambini!”». E così «anche il nostro modo di pensare diviene pazzo».

 

Una guerra, ha aggiunto il Papa, che porta «tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi», così «l’economia si bilancia un po’»: cenno alquanto significativo quest’ultimo, perché allarga le responsabilità a governi e ambiti finanziari.

 

Quindi l’anatema: quanti stanno promuovendo questa guerra sono «maledetti» (mentre sono «benedetti gli operatori di pace»).

E ha accennato alle prossime festività natalizie, nelle quali risplenderanno le consuete luminarie:  «tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace».

 

Francesco ha poi ribadito un concetto espresso più volte, ovvero che siamo di fronte a una «guerra  mondiale fatta a pezzi». Che si vuole «giustificare con tante ragioni», anzi è condotta «con il cinismo di dire di non farla». E invece, ha affermato il Papa, «non c’è giustificazione. E Dio piange. Gesù piange».

 

Di fronte alla tragica situazione in cui versa il mondo, Francesco ha concluso suggerendo di chiedere al Signore il dono del «pianto»: «la nostra gioia – ha chiosato – sia la grazia che il mondo ritrovi la capacità di piangere per le sue criminalità».

 

Nota a margine. Questa forse la più dura presa di posizione del Papa contro la guerra e il terrorismo, che è l’altra faccia della medaglia di questo conflitto mondiale che si sviluppa in maniera asimmetrica. Una condanna (quasi) senza appello per i trafficanti di armi e per quanti stanno alimentando e stanno lucrando su questa guerra.

 

Quel «maledetti», che ieri è rimbalzato a lungo sui media, è parso impotente grido di un povero Papa, che si fa voce di quanti questa voce non hanno, ché il rombo del conflitto la tacita.

Grido inerme (che può fare un povero Papa?), che però riecheggia una delle più tremende strofe del Dies Irae, canto che da secoli appartiene alla liturgia della Chiesa: confutatis maledictis, flammis acribus addictis (rigettati i maledetti e condannati al fuoco eterno…).