18 novembre

I servizi e la strage di Parigi

image«Il DGSI [l’intelligence francese ndr.] sarebbe stato allertato dal servizio segreto saudita riguardo a un imminente attentato sul suolo francese e confermato 2 giorni prima degli attacchi da un dispaccio dei servizi iracheni […] I servizi segreti francesi e belgi erano comunque a conoscenza da tempo della radicalizzazione e del coinvolgimento attivo degli autori degli attentati nella jihad. Per ognuno di loro era stato addirittura aperto un fascicolo che li identificava come musulmani radicalizzati. Almeno cinque erano andati a combattere in Siria nelle fila dell’ Isis per poi tornare a casa in Francia e in Belgio».

Il terrorista Abdeslam Salah «in un’ intervista su un noto sito jihadista ripresa da una rivista dell’Isis […]  aveva preso in giro le forze dell’ordine che, pur avendolo fermato, non lo avevano riconosciuto». Tra l’altro Salah era «amico fraterno di Abdelhamid Abaaoud» presunta «mente» del blitz (sarà…).

Per quanto riguarda un altro degli attentatori, Omar Ismail Mostefai, le«autorità turche hanno dichiarato di aver avvisato due volte i loro omologhi francesi, nel mese di dicembre 2014 e nel giugno di quest’anno, circa la sua pericolosità ma non avevano avuto alcuna richiesta di dettagli o chiarimenti dalla Francia».

Samy Amimour «era stato arrestato nel 2012 con  l’accusa di legami terroristici», pare che avesse fatto perdere le sue tracce. Il padre lo aveva ritrovato. I servizi no. Questa la sintesi di un articolo di Roberta Zunini per il FattoQuotidiano.

Nota a margine. Dal giorno dopo gli attentati di Parigi circolano notizie circa l’inconsistenza dei controlli dei servizi sugli autori dell’eccidio. All’elenco della Zunini si può aggiungere altro, ma non serve. Già nel nostro primo articolo sulla strage avevamo immaginato quanto sta emergendo: non siamo profeti, semplicemente era ovvio che si era ripetuto quanto già accaduto per la strage di Charlie Hebdo, dove persone attenzionate dai servizi hanno potuto progettare tranquillamente e a lungo l’attentato  e agire indisturbati. 

Uno dei problemi di questa oscura vicenda sta nel legame oscuro e inconfessabile tra i foreign fighters e i servizi di informazione. È impossibile che la sicurezza non abbia avuto contezza del flusso di francesi che partivano per andare a ingrossare le fila dei movimenti terroristici scatenati in Siria contro Assad. Erano addirittura osannati dai giornali come valorosi combattenti per la libertà.

Semplicemente hanno lasciato fare, perché le autorità francesi (e altre) avevano appoggiato a pieno l’ipotesi del regime-change in Siria. Così non è stato predisposto nessun controllo sulle porte scorrevoli dalle quali entravano e uscivano i miliziani del terrore. Quella oscura legione straniera, in fondo, favoriva un progetto geopolitico a lungo accarezzato.

Forse guardando meglio le schede dei servizi sbucheranno fuori altri nomi. A volte basta cercare. Lo si poteva fare dopo la strage di Charlie Hebdo, evidentemente non è stato fatto. Ed è stata tragedia. Annunciata.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page
per sostenere il piccolenote