16 novembre

Putin e il petrolio dell’Isis

In una conferenza stampa a margine del G20, Vladimir Putin ha dichiarato: «Ho mostrato ai nostri colleghi immagini dallo spazio e riprese da aerei nelle quali si vede chiaramente il volume del commercio illegale del petrolio e dei suoi derivati. Colonne di autobotti statunitensi incolonnate in decine di chilometri. Tanto che a partire da un’altezza di 4.000 – 5000 chilometri spariscono all’orizzonte. Qualcosa che somiglia a un oleodotto».

A margine della conferenza stampa Putin ha anche detto di aver illustrato ai suoi colleghi prove del sostegno finanziario all’Isis da parte di 40 Paesi, alcuni dei quali appartenenti al G20.

 

Nota a margine. La notizia arriva da Russia Today.Certo Putin ha il suo interesse nel dare la notizia, peraltro nota anche se non nei particolari, dal momento che il contrabbando del petrolio made in Isis ne abbassa il prezzo, causando contraccolpi in Russia, che proprio nell’oro nero ha la sua principale fonte di ricchezza (peraltro c’è stato chi negli Usa ha detto apertamente che il modo per far fuori Putin era quello di far crollare il prezzo del petrolio, ma questa può essere solo una coincidenza)

 

La domanda ovvia è: chi compra il petrolio dell’Isis? La risposta è altrettanto ovvia e la lasciamo all’intelligenza dei lettori. 

La circostanza dovrebbe far riflettere, soprattutto dopo il massacro parigino.

 

Simpatica coincidenza: proprio oggi gli Stati Uniti hanno attaccato per la prima volta un convoglio di petrolio contrabbandato dall’Isis. Meglio tardi che mai…

11 agosto

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