16 settembre

Battiato, la canzone dei vecchi amanti

Claudio Perini

Dalla raccolta “Fleurs” (1999 – Universal Music) dove Franco Battiato reinterpreta vecchi classici della canzone d’autore francese e italiana, brilla questa perla, “La canzone dei vecchi amanti” (La chanson des vieux amantsJacques Brel).
Battiato ci racconta della bellezza perduta e ritrovata. Ci racconta quella noia pericolosa che diventa esistenziale, un tormento che si trasforma in assenza dello stesso e che pericolosamente si avvicina alla consacrazione del nulla.

 

Attraverso l’immagine di due vecchi amanti Battiato ci parla dell’insidia del disamore per la vita e per la bellezza. La bellezza è tale se si rinnova continuamente, viceversa diventa ricordo: “Ed ogni mobile ricorda/ in questa stanza senza culla/ i lampi dei vecchi contrasti”.

Una stanza senza culla, amore senza figli, amor non rinnovato dunque.

 

“Non abbiamo più misteri/ si lascia meno fare al caso”, recita ancora la canzone. Eppure quell’insidia è vinta, nonostante tutto: oggi come allora, nella diversità dei tempi e dei modi, resta la “stessa dolce guerra”.

 

C’è un passaggio del brano che forse può spiegare questo mistero che supera l’insidia della “monotonia”. Un breve cenno, che recita: “Siamo invecchiati senza diventare adulti”. Già, forse il segreto sta tutto qua, in un cuore che, invecchiato, comunque è rimasto bambino.

 

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