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3 settembre 2015

La battaglia per la ratifica dell’accordo sul nucleare iraniano

L’accordo sul nucleare iraniano è motivo di scontro negli Usa. Come rivelato dagli organi di stampa internazionali, l’Aipac, influente think tank degli ebrei americani, ha investito 40 milioni di dollari per evitarne la ratifica da parte del Congresso degli Stati Uniti. Né il premier israeliano e altri esponenti del suo governo, come anche altri politici israeliani, hanno mai nascosto la loro ferma contrarietà, adducendo motivi di sicurezza nazionale. Attivamente contrarie anche le Monarchie del Golfo, guidate dall’Arabia Saudita, timorose del nuovo ruolo che l’accordo consegnerebbe a Teheran all’interno del mondo arabo.

 

Ne è nata una campagna politico-mediatica molto accesa, tanto che alcuni esponenti, anche autorevoli, del partito democratico hanno annunciato che avrebbero votato contro al Congresso, nonostante dichiarazioni favorevoli pregresse. Una fronda che si somma al blocco compatto dei repubblicani, decisi a bocciare la ratifica dell’accordo anche per mettere all’angolo il Presidente avversario.

 

Dal canto suo Barack Obama ha dichiarato da tempo di volersi opporre a un’eventuale bocciatura del Congresso avvalendosi del suo potere di veto, Il quale, però, può essere esercitato solo nel caso in cui almeno 34 senatori siano d’accordo. Dopo alterne vicissitudini, e varie defezioni, ieri, con l’endorsement favorevole della senatrice democratica Mikulski, sembra che Obama l’abbia spuntata.

 

In realtà dopo la dichiarazione della Mikulski diversi media e analisti politici danno l’accordo come ormai ratificato. Dato lo scontro in atto forse sarebbe meglio usare cautela. Da qui al voto in aula, e durante il suo svolgimento, tante cose potrebbero ancora cambiare.

 

In attesa degli sviluppi, val la pena riportare un passaggio di un articolo di Roberto Toscano pubblicato sulla Stampa del 3 settembre, che spiega come a questo risultato si sia giunti anche grazie al consenso che l’iniziativa del Presidente degli Stati Uniti incontra nella maggioranza degli americani.

 

Così Toscano: «Il fatto è che, secondo sondaggi dell’ultima ora, l’opinione pubblica americana è in maggioranza favorevole all’accordo, nonostante la radicata avversione nei confronti del regime iraniano. Lo è di stretta misura, con poco più del cinquanta per cento. I favorevoli sono il 70 per cento dei democratici; la stessa percentuale di contrari fra i repubblicani. Va notato anche che gli stessi sondaggi hanno rivelato che gli ebrei americani risultano in ogni caso più favorevoli all’accordo della media dei cittadini» (titolo articolo: La vittoria dell’ultimo Obama).

 

Abbiamo riportato il testo in particolare per l’ultimo cenno, che rivela come il mondo ebraico, sul punto, sia più diviso di quanto appaia. Inoltre, immaginare gli ebrei americani come un ambito avulso dal contesto dell’ebraismo internazionale, Israele compresa, sarebbe alquanto fuorviante. Una considerazione banale, ma che dà un ulteriore motivo di riflessione su un ambito più complesso e articolato di come viene descritto in certe (più o meno strumentali) semplificazioni.