Mondo

1 settembre 2015

La lotta all’Isis e l’intelligence Usa

«Il Pentagono ha aperto un’indagine all’interno dell’Us Central Command, il comando che coordina la lotta all’Isis in Iraq. Il sospetto è che i rapporti dell’intelligence Usa sull’andamento delle operazioni, a partire dai raid aerei, siano stati distorti. Questo con lo scopo di dare ai vertici dell’amministrazione, compreso il presidente Obama, una visione più ottimista della campagna in atto». Così sul Corriere della Sera del 27 agosto, in un articolo che spiega come l’indagine sia nata dalla denuncia di un agente della Dia che avrebbe riscontri sul fatto che «responsabili del Us Central Command hanno agito impropriamente alterando i rapporti degli 007 americani».

 

Nota a margine. È una notiziola riportata in maniera succinta e in taglio basso, che forse meritava ben altro risalto (anche se va dato atto al quotidiano di via Solferino di averla riportata). Ma al di là, di certo non ci vuole grande perspicacia per vedere come il contrasto all’Isis ad oggi sia di fatto inesistente, ché i ragazzi della via Baal continuano tranquillamente nella loro abituale macelleria, dispiegata alla luce del sole, senza dar segno (evidentemente a ragione) di aver nulla da temere dai tanto celebrati top gun. 

La notizia dà la misura della confusione, per non dir peggio, che aleggia su una campagna militare che, almeno a parole, dovrebbe contrastare il nemico numero uno della civiltà occidentale. 

 

Infine, oltre a esprimere un timido scetticismo sul possibile esito dell’inchiesta, ci si permetta una riminiscenza che in qualche modo rende più credibile la notizia: qualcuno infatti ricorderà le false informazioni di intelligence sulle armi di distruzione di massa di Saddam (peraltro si trattava sempre di Iraq)… evidentemente ai servizi di informazione Usa, e a volte ai loro responsabili, è concesso un certo “caos creativo” tanto caro ai neocon americani.