Chiesa

5 agosto 2015

Il Vaticano e il vescovo cattolico ordinato in Cina

«Ieri Josph Zhang Yinlin è stato ordinato vescovo di Anyang, provincia dell’Henan. È la prima ordinazione episcopale in Cina dal 2012, decisa con il consenso sia del Vaticano che del governo cinese e celebrata senza vescovi non riconosciuti dalla Santa Sede come invece è accaduto più volte dopo il 2010. È anche la prima ordinazione dall’elezione di Jorge Bergoglio a vescovo di Roma e di Xi Jinping alla presidenza della Repubblica popolare cinese. Non si tratta di un caso: dopo questa duplice elezione, infatti, molte cose sono cambiate nei rapporti tra il Vaticano e Pechino. Francesco ha espresso più volte il desiderio di un dialogo con le autorità cinesi e da parte di queste ultime sono venuti segnali espliciti di apprezzamento verso il papa argentino». Così Agostino Giovagnoli sulla Repubblica del 5 agosto. L’elevazione a vescovo di Josph Zhang Yinlin, continua Giovagnoli, «fa supporre che un dialogo tra le due parti si sia effettivamente avviato».

 

Di seguito, dopo aver accennato al fatto che tale avvenimento è stato favorito anche dalla cura del Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin – il quale da tempo si adopera per la distensione dei rapporti tra Santa Sede e Pechino – Giovagnoli spiega come un accordo almeno sulle nomine episcopali – principale motivo di contesa – «viene oggi auspicato anche da diversi vescovi “clandestini” – e cioè non riconosciuti dalle autorità governative».

Titolo articolo: “Che cosa vuol dire un vescovo a Pechino”.

 

Nota a margine. Non si può che gioire per tale avvenimento, anche per le prospettive che potrebbe aprire. C’è resistenza nella Chiesa sul processo di distensione con la Cina, una resistenza contro la quale si scontrò in passato Parolin e lo stesso Benedetto XVI, autore quest’ultimo di significativi gesti di distensione nei confronti dell’ex Celeste Impero.

 

Il problema è che in parte della Chiesa c’è diffidenza verso le autorità di Pechino, sia perché queste hanno creato la Chiesa patriottica in opposizione a quella cattolica – anche se non mancano fecondi rapporti tra le due -, sia perché a Pechino governa il Partito comunista, sia infine perché in realtà locali hanno ancora luogo azioni di contrasto contro esponenti della Chiesa cattolica – anche se si tratta di episodi sempre più sporadici.

 

Così il cammino del dialogo incontra tanti ostacoli, interni ed esterni, a volte generati da timori sinceri a volte strumentali, Ma tante cose sembrano facilitare tale strada: ad esempio l’apertura di nuove relazioni diplomatiche tra Cuba e Usa, che in qualche modo sdogana il comunismo che diventa un interlocutore come altri (d’altronde i tempi sono cambiati per tutti e anche il comunismo storico ha piena coscienza di aver perso la partita con il capitalismo e cerca nuove vie), e il fatto che la Cina è ormai uscita dal suo millennario isolamento per aprirsi al mondo, cosa che necessariamente la porta ad attutire certe asperità del passato.