Mondo

4 agosto 2015

Il piccolo palestinese arso vivo e le fondamenta di Israele

Tra le tante reazioni indignate in Israele per l’uccisione del piccolo Ali Dawabsheh, bruciato vivo nella sua casa in un raid di estremisti israeliani, spicca quella di David Grossman il quale, in un articolo pubblicato sulla Repubblica del 1º agosto, si stupisce di «come il capo del governo e i suoi ministri possano ignorare il legame tra il fuoco da loro attizzato per decenni e le fiamme degli ultimi avvenimenti. Come non vedano il nesso tra l’occupazione della Cisgiordania, che dura da quarantotto anni e la realtà buia e fanatica creatasi ai margini della coscienza israeliana». Una realtà, quella dell’occupazione del territorio palestinese, che è diventata sempre più «accettabile e legittima agli occhi dell’opinione pubblica, della Knesset e del governo».

 

E prosegue: «Con una sorta di ostinata negazione della realtà il primo ministro e i suoi sostenitori si rifiutano di capire nel profondo la visione del mondo che si è cristallizzata nella coscienza di un popolo conquistatore dopo quasi cinquant’anni di occupazione. L’idea, cioè, che ci sono due tipi di esseri umani. E il fatto che uno sia assoggettato all’altro significa, probabilmente, che per natura è anche inferiore all’altro. È, come dire, meno “umano” di chi l’ha conquistato. E questo fa sì che persone con una certa struttura mentale prendano la vita di altri esseri umani con agghiacciante facilità».

Titolo articolo: “Il mio appello alle destre israeliane“.

 

Nota a margine. Intelligenza lucida e onestà intellettuale in questo articolo, che tra l’altro sembra accennare criticamente a certe dottrine proprie di certe derive dell’ultra-ortodossia ebraica, per fortuna marginali, che propugnano la supremazia, non solo religiosa, del popolo eletto su altri.

 

Ma al di là, colpisce che lo shock di questo episodio di cronaca nera sia stato così grande da aver suscitato reazioni indignate anche nella destra israeliana. Segnaliamo tra le altre quella di Gilad Erdan, ministro per la sicurezza interna, del Likud, il quale ha affermato: «Una nazione i cui figli sono stati bruciati durante l’Olocausto deve davvero rimettersi in cerca della propria anima se alleva al suo interno persone che danno fuoco ad altri esseri umani». Paragonare la fiamme dell’Olocausto al rogo di un bambino palestinese è qualcosa di sconvolgente per la coscienza ebraica. Se si giunge a fare tali impossibili paragoni vuol dire che il pericolo portato da certo estremismo è qualcosa che ha a che vedere con le fondamenta stesse dello Stato di Israele.