30 luglio

Le fiamme di Fiumicino e la violazione dell’Hacking Team

Dopo l’incendio che ha divorato un hub lo scorso 7 maggio, ieri un altro incendio, sembra di origine dolosa, ha paralizzato ancora una volta Fiumicino. E oggi venti minuti di blackout a causa di un corto circuito. Così sul Corriere della Sera del 30 luglio: «Nessuno vuole dirlo esplicitamente, ma il problema è verificare se quanto sta accadendo al “Leonardo da Vinci” sia il risultato di una strategia che mira a far danno, a provocare conseguenze gravi all’aeroporto».

 

In effetti una tale congerie di disgrazie, succedutesi in un lasso di tempo tanto breve (e senza precedenti), fa sorgere domande. Al centro della vicenda c’è il più importante aeroporto d’Italia, non certo un sito poco controllato dalla sicurezza. È da presumere che la magistratura chiuderà la vicenda come incidente o indagherà qualche ignoto piromane. D’altronde fa il suo lavoro, che è quello di trovare eventuali responsabili di crimini. Non è un organo politico né ha compiti di sicurezza nazionale.

 

La vicenda del Leonardo da Vinci si accavalla con quella della violazione del sistema informatico dell’Hacking team, agenzia che, oltre a fare affari – anche discutibili – nel mondo, forniva software ai servizi segreti italiani ed era a questa collegata. Un hackeraggio che ha prodotto non pochi danni alla nostra intelligence (e non solo).

 

Ipotizzare che l’Italia si trova al centro di una qualche azione di disturbo da parte di qualche potenza straniera, come è stato fatto da alcuni giornali, è fuori luogo. Ma porsi domande, come del resto sta avvenendo in sede di governo, non fa mai male.

 

L’Italia da anni conta poco nel mondo, e meno che mai oggi con il governo attuale del quale è nota la scarsa rilevanza internazionale. Nondimeno resta strategica nel Mediterraneo e per i rapporti con il mondo arabo, sia per una questione geografica, sia per il rispetto guadagnato nel passato – da De Gasperi in poi – in quell’ambito. Basti pensare al ruolo che ha assunto nel tentativo di riconciliazione in Libia (dove sono stati rapiti dei nostri connazionali) e quello di Federica Mogherini nella trattativa sul nucleare iraniano.

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