3 giugno 2015

Le armi all'Isis e la libertà di stampa

can dundar

Can Dundar

«Un pm turco ha chiesto una condanna all’ergastolo per il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, Can Dundar, minacciato dal presidente Recep Tayyip Erdogan dopo che venerdì aveva pubblicato le immagini di armi destinate a gruppi armati islamici in Siria a bordo di camion scortati dai servizi segreti del Mit, riferisce Hurriyet online. Dopo lo scoop firmato da Dundar, Erdogan lo ha avvertito che avrebbe pagato un “caro prezzo” per le rivelazioni, che mettono in forte imbarazzo il governo». Così inizia un articolo del 1 giugno.

Nota a margine. Per vedere il video delle armi turche che transitano verso l’Isis cliccare qui. Poco da aggiungere se non che la Turchia appartiene alla Nato. Fosse stata la Russia avremmo visto paginate e paginate di giornali gonfie di sdegno contro i supporter del terrore e i censori della stampa, avremmo assistito al varo di nuove sanzioni e altro e più incisivo. Nel caso specifico si fa finta di nulla: un articoletto di denuncia – ma nessuno aveva dato notizia del video incriminato -, con qualche nota di scenario, null’altro. E questa inutile nota a piè pagina che non può far altro che registrare l’ipocrisia sanguinaria dell’Occidente un tempo cristiano.

Detto questo, a fronte dei giornali nostrani, per fortuna esistono altri giornali, quelli ai quali un cronista come Dundar rende onore. Dundar, che pagherà forse con l’ergastolo, a meno di pressioni internazionali a oggi assenti, la sua scelta coraggiosa: un video che ha fatto più danni all’Isis che non la coalizione internazionale che dovrebbe contrastarlo (sic) sul piano militare.

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