11 maggio 2015

«Viandante pe’ sta via, un pensiero pe’ Maria»

di Pina Baglioni

madonna largo preneste

«Ho una venerazione particolare per la Madonnina di Largo Preneste: si può ben dire che Lei mi abbia vista crescere. Poi, all’età di 25 anni, mi ha salvato la vita», racconta Pina Mancini, titolare dell’unico negozio di fiori di Largo Preneste, alla periferia sud est di Roma.  «Ero stata colpita da una violenta emorragia, ma il mio medico non aveva dato gran peso alla cosa. Poi la situazione è precipitata e mi hanno dovuta portare in ospedale in fretta e in furia. L’autoambulanza che mi trasportava  è passata proprio accanto all’immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso e io, alzando un po’ la testa, sono riuscita a guardarla: “Madonnina mia, metti le tue mani su di me” l’ho invocata “ti prego, salvami: non me ne posso andare così presto”. E grazie alla sua intercessione, tutto andò per il meglio. Da allora, ogni mattina, le porto i fiori freschi».

La signora Pina Mancini gestisce il suo bel negozio di fiori dal 1956. Ma si può ben dire che fa questo mestiere da molto tempo prima, da quando aveva sette anni. Anche i suoi genitori, infatti, facevano i fiorai e, dal 1943, avevano il loro banchetto accanto al piccolo altare della Madonna del Perpetuo Soccorso, posto proprio all’incrocio tra via di Portonaccio e via Prenestina, uno snodo stradale di notevole importanza per la città eterna.  E da bambina era spesso con loro per aiutarli.

La  signora ha il negozio pieno di immaginette della Madonna per donarle a chiunque vada a chiedere informazioni sull’immagine miracolosa della Madre di Dio.

O a chiunque compri fiori per poi portarli al piccolo santuario. «Diversi anni fa una mia amica, anche lei fioraia» continua la signora «m’è venuta a raccontare di aver sognato un mio nipote, figlio di mia sorella, morto da tempo. L’aveva visto tutto preoccupato per l’illuminazione dell’immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso. E temendo che venisse a mancare la luce, aveva consegnato alla mia amica 100 lire. E lei era corsa da me, all’indomani, per darmi esattamente 100 lire per pagare la bolletta della luce. La cosa incredibile è che qualche giorno dopo, un operaio dell’Enel venne qui per comunicarmi che stavano per staccare la luce alla Madonnina, perché ormai la bolletta non la pagava più nessuno. A quel punto, mi sono presa l’impegno di farlo io, fino a che campo. Poi Dio provvederà».

ex votoL’icona della Madonna del Perpetuo Soccorso, raffigurata col Bambin Gesù  in braccio, sta incastonata in un  piccolo altare addossato ad un muro di cinta dell’ex fabbrica ormai fatiscente della Snia-Viscosa, lo stabilimento che dal 1922 al 1954 ha prodotto seta artificiale e, durante la Seconda guerra mondiale, divise militari. Accanto alla vecchia immagine mariana in mosaico, che risale agli inizi del Novecento, da qualche tempo ne è comparsa un’altra, tutta nuova. Probabilmente un altro ex voto.

Da decenni e decenni, la Madonnina di Largo Preneste è circondata da numerosissimi ex voto per grazia ricevuta, tanto che ormai si sono espansi per buona parte del muro di via di Portonaccio,  e ormai stanno occupando anche il muro che dà sulla via Prenestina.

Il più antico ex voto, tra quelli ancora visibili, è datato 1953. Le grazie fioccano continuamente e per fare spazio agli ex voto nuovi, è necessario staccare quelli più vecchi. Essi hanno tutti forme diverse, molti sono a forma di cuore, su altri sono appese catenine, braccialetti, rosari, croci. E poi fiori su fiori: rose, orchidee, margherite. Sempre freschi; un anziano signore ogni sera cambia l’acqua ai vasi, grazie alla vicina fontanella di via Prenestina.

Bellissime alcune invocazioni in onore della Vergine Maria. Come quella che recita: «Mamma del Cielo Vergine Santa vicino a Te il mio cuore canta. Mamma del Cielo stringila Tu come stringevi un dì Gesù, l’anima della mia Anna adorata», firmata L.J.C. E ancora: «Viandante pe’ sta via, un pensiero pe’ Maria», lasciata da Gio, Anna e Rita il 17 novembre del 2011. E un’altra ancora: «Grazie lo stesso». Firmata semplicemente E.

Il primo miracolo a Largo Preneste

Il santuarietto murale di Largo Preneste fa capo alla parrocchia di San Luca Evangelista. E il viceparroco, don Roberto Paola, si può ben dire che sia un vero innamorato della Madonna, e in particolare di quella del Perpetuo Soccorso. Lo si vede spesso portare rose rosse alla Vergine e recitare là il rosario: «Da qualche anno a San Luca abbiamo istituito la Confraternita del Santo Rosario e spesso, con un gruppetto di parrocchiani, veniamo a recitarlo davanti all’immagine di via di Portonaccio. Molti automobilisti, mentre attendono che scatti il semaforo verde, si fanno il segno della croce», ci racconta. «Senza alcun dubbio, l’icona di Largo Preneste è la più miracolosa di Roma: le grazie fioccano, di continuo, grazie a Dio».

unnamedQuasi sempre quest’immagine viene scambiata per quella del Divino Amore: ma l’iconografia è molto diversa. E anche la storia.

Nel lontano 26 novembre del 1917 fu gettata una bomba alla fabbrica della Snia-Viscosa per sabotarla. Fortunatamente la bomba non esplose, risparmiando operai e passanti. Allora, una nobildonna romana di cui non si conosce l’identità, decise di apporre  l’immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso nel punto esatto dove era stato gettato l’ordigno, in segno di ringraziamento.  È da quel momento in poi che la Vergine non ha fatto altro che dispensare grazie ai molti fedeli che l’hanno invocata. I più anziani ricordano i rosari e  le novene recitate davanti all’altarino durante la Seconda guerra mondiale, soprattutto dopo i sanguinosi bombardamenti subiti dagli abitanti del vicino quartiere San Lorenzo, il 19 luglio del 1943.

Poi, nei roventi anni  Settanta, qualcuno pensò bene di sparare alla Madonna, ma l’immagine miracolosa fu immediatamente riparata dagli abitanti del quartiere Prenestino.

Da Creta a Roma: storia di un’immagine miracolosa

Ma qual è l’origine di questa immagine? L’icona della Vergine della Passione – questo il titolo originario – proviene dall’isola di Creta che, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, nei secoli fu contesa da greci, persiani, romani, arabi e veneziani. Il cristianesimo era giunto nell’isola grazie alla predicazione di san Paolo, reduce dal viaggio in Spagna, con il fedele discepolo Tito che lasciò poi come vescovo della comunità di quei primi cristiani.

Venezia divenne padrona di Creta nel 1204 e, superate non poche difficoltà, nel corso di lunghi anni favorì la fusione degli abitanti del luogo con i coloni, i commercianti e gli artigiani provenienti da Venezia e da altre parti. Fiorirono così le arti, ed un efficiente gruppo di pittori veneto-cretesi fu in grado di produrre una quantità di icone pregiate che si diffusero ben presto in Oriente, in Europa, in Italia soprattutto, e nei Balcani.

Sul finire del 1400, un mercante veneziano che viveva a Creta portò l’icona a Venezia, dopo averla sottratta ad una chiesa. Durante la navigazione però, una terribile tempesta minacciava di travolgere l’imbarcazione sulla quale si trovava. Il mercante, pentito dell’atto sacrilego compiuto, si rivolse alla Madonna promettendo di restituire l’icona ad una chiesa che avrebbe trovato all’approdo.

La tempesta si placò, la nave poté giungere felicemente sul litorale di Roma, ed il mercante pensò di mantenere la sua promessa. Ma non lo fece. E però, poco prima di morire, preso dal rimorso, l’affidò a un amico perché la portasse in una chiesa di Roma. L’amico però trattenne l’immagine in casa propria. Ma evidentemente il disegno di Dio doveva compiersi, e dopo la sua morte, la Vergine Maria apparve in sogno alla figlioletta, alla quale espresse il desiderio di essere portata in una chiesa che si doveva trovare esattamente tra le basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano.

unnamedA quel punto, la vedova, la figlioletta e una vicina di casa si affrettarono a comunicare questi prodigiosi fatti ai Padri Agostiniani, incaricati della chiesa di San Matteo in via Merulana. In un battibaleno, la notizia si sparse per tutta Roma. Tanto che quando, il 27 marzo 1499, si decise di trasportare l’immagine in San Matteo, si formò una grandiosa processione spontanea; una moltitudine di fedeli e sacerdoti romani vollero accompagnare la Madonna nel luogo da Lei stessa indicato.

Per tre secoli il quadro miracoloso raffigurante la Vergine Maria e il Bambino suscitò la devozione dell’Esquilino, tanto da ricevere il titolo di “Madonna del Perpetuo Soccorso” per le numerose guarigioni, conversioni e grazie di ogni genere a lei legate.

Nel 1798 le truppe di Napoleone Bonaparte invasero Roma, esiliarono papa Pio VI e, col pretesto di fortificare le difese della città, distrussero trenta chiese, tra cui quella di San Matteo. In quell’occasione si persero innumerevoli reliquie e un gran numero di immagini sacre. Nonostante ciò, il miracoloso quadro fu salvato all’ultimo minuto da un sacerdote che lo portò nella Chiesa di Sant’Eusebio e poi nella cappella privata degli Agostiniani nel convento di Santa Maria in Posterula.

Successivamente, nel turbinio degli avvenimenti politici e delle guerre che segnarono i primi decenni del secolo XIX, si spense quasi completamente il ricordo dell’ineffabile bontà con cui la Madre del Perpetuo Soccorso accoglieva quanti ricorrevano a lei. Così, la sua immagine sacra finì relegata per più di mezzo secolo in una cappella secondaria della chiesa di Santa Maria in Posterula, dimenticata quasi da tutti, senza nessun atto di devozione speciale, senza ornamento alcuno e neppure un lume che indicasse la sua nascosta quanto augusta presenza.

Quasi da tutti, ma non da frate Agostino Orsetti, che una volta era stato frate nella chiesa di San Matteo. Nel suo cuore non era diminuito il fervore, nella sua mente non si era spento il ricordo degli innumerevoli miracoli ottenuti per intercessione di questa immagine santa. Verso il 1850, ormai in età avanzata e quasi cieco, fra’ Agostino fa amicizia con un giovane chierichetto di nome Michele Marchi, che frequentava la cappella di Santa Maria in Posterula. E gli raccomanda: «non dimenticarti, figlio mio, che l’immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso è nella nostra cappella. Era molto miracolosa. Non dimenticartene, hai capito?”

Frate Agostino morì nel 1853, senza però  aver realizzato il suo desiderio che la Vergine del Perpetuo Soccorso fosse di nuovo esposta alla venerazione pubblica. In apparenza, sembrava fossero stati infruttuosi gli sforzi e le fiduciose orazioni di questo zelante agostiniano. Solo in apparenza però, perché alla metà del secolo XIX la Congregazione dei Padri Redentoristi fu invitata dal Beato Pio IX a stabilire a Roma la loro Casa Generalizia.

unnamedPer questo fine, e senza avere conoscenza dei fatti sopra riferiti, i padri acquistarono un terreno in via Merulana,  proprio nel luogo dove era esistita la Chiesa di San Matteo. Lì costruirono un convento e la chiesa di Sant’Alfonso de Liguori, il loro fondatore. Uno di loro, studiando il settore della città nel quale si erano stabiliti, non tardò a scoprire che la chiesa di Sant’Alfonso era stata costruita esattamente nel luogo dove esisteva in altri tempi quella di San Matteo, nella quale era stata venerata per secoli la miracolosa pittura della Madonna del Perpetuo Soccorso. Così riferì ai suoi confratelli la scoperta.

Tra i sacerdoti che lo ascoltavano c’era don Michele Marchi, proprio quel chierichetto amico di quel frate Agostino che tanto si era raccomandato di recuperare alla venerazione dei fedeli quell’immagine mariana tanto amata. Costui, divenuto padre redentorista, a sua volta, narrò tutto quanto gli aveva detto a proposito dell’immagine il vecchio frate agostiniano.

A quel punto i padri redentoristi sollecitarono il superiore generale della congregazione, don Nicola Mauron, a fare direttamente a Pio IX la richiesta di rintracciare e poi ospitare l’immagine nella loro chiesa di Sant’Alfonso.

Ricevuto in udienza da Pio IX, il Superiore Generale gli narrò la storia del quadro. Il Papa ascoltò con attenzione e scrisse di proprio pugno un biglietto, con data 11 dicembre 1865 che così recitava: «II Cardinale Prefetto della Propaganda chiamerà il Superiore della comunità di Santa Maria in Posterula e gli dirà che è Nostro desiderio che l’immagine della Santissima Vergine, alla quale si riferisce questa petizione, sia nuovamente collocata tra San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore; i Redentoristi la sostituiranno con un altro quadro adeguato”. In seguito il Santo Padre affidò ai Redentoristi, nella persona del loro Superiore Generale, la missione di  diffondere la devozione alla Madonna del Perpetuo Soccorso: «Fate in modo che lei sia conosciuta nel mondo intero!».

I Padri Agostiniani dando il loro assenso con rispetto filiale al desiderio del Sommo Pontefice, consegnarono il miracoloso quadro ai suoi nuovi custodi. Con una solenne processione, il 26 aprile del 1866, circa ventimila fedeli lo condussero per vie ornate di fiori fino alla chiesa di Sant’Alfonso.

La Madre del Perpetuo Soccorso manifestò il suo compiacimento in quello stesso giorno, operando alcuni miracoli. «Cara Madre, guarisci mio figlio o portalo in Cielo!», implorò dalla finestra della sua casa una madre angustiata, sollevando tra le braccia il suo figlioletto moribondo mentre passava il quadro. Immediatamente il bambino guarì. Poco oltre, un’altra madre chiese che fosse guarita sua figlia colpita da una paralisi totale. Immediatamente la bambina recuperò forza alle gambe.

Iniziò così una nuova fase nella luminosa storia della miracolosa pittura della Vergine Santissima. Ancor oggi essa accoglie maternamente i suoi figli e figlie nel Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso, nella chiesa di Sant’Alfonso in via Merulana. E grazie allo zelo dei Padri Redentoristi, migliaia di altre chiese sono state erette in Suo onore ovunque nel mondo, e tante sono le riproduzioni della sacra effige. Tra queste, l’immagine appesa sul muro di largo Preneste, tanto cara al popolo di Roma.

Nella chiesa di via Merulana si recita ogni settimana la novena alla Madonna. E il 26 aprile del prossimo anno, nelle chiese dei padri redentoristi di ogni parte del mondo, ci sarà festa grande: si celebreranno infatti i 150 anni dall’affidamento del quadro della Madonna del Perpetuo Soccorso alla chiesa di Sant’Alfonso, avvenuto grazie a Pio IX.

L’immagine sacra
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La miracolosa icona raffigurante la Madonna del Perpetuo Soccorso è una pittura in stile bizantino eseguita su legno dal fondo dorato. Più che un semplice ritratto di Maria la pittura riproduce una bellissima scena che suscita in chi la guarda con attenzione e devozione, una grande commozione. La Vergine Madre tiene stretto con premura, affetto e adorazione il Bambino. Il suo sguardo, tuttavia, non è rivolto verso di Lui, ma verso di noi, suoi figli adottivi. Gesù invece non guarda né sua Madre né noi, ma sembra voler raggiungere col suo sguardo i due angeli che tengono stretti gli strumenti della Passione: alla sinistra, San Michele, che indossa un mantello verde, con la lancia e la spugna di fiele; alla destra, San Gabriele, col manto lillà, mentre sorregge la croce e i chiodi che hanno perforato piedi e mani di Gesù Redentore. Questi elementi spiegano perché il titolo originario di quest’immagine fosse “Vergine della Passione”.

Un altro particolare molto bello è il piccolo sandalo che pende dal piede destro di Gesù Bambino, trattenuto da un filo sembra che stia per cadere da un momento all’altro. Esso è il simbolo della situazione dell’anima in stato di peccato mortale: questa è unita a Gesù da un filo sottile e fortissimo allo stesso tempo, vale a dire la devozione alla Madonna.

Sotto il manto azzurro, Maria veste una tunica rossa. Nei primordi del cristianesimo, le vergini si distinguevano vestendo di azzurro, simbolo della purezza. Le madri, invece, di colore rosso, segno della carità. Questa combinazione cromatica definisce, dunque, in modo eccellente la Madonna, Vergine e Madre.

Si nota anche il colore verde nella fodera del suo manto. Ora, la composizione di questi tre colori era di uso esclusivo della regalità. Così, la dignità regale della Regina degli Angeli e dei Santi è ben rappresentata nei suoi abiti. Molto in alto nel quadro, a metà in ogni lato, ci sono scritte in lettere greche le iniziali dell’espressione “Madre di Dio”; mentre a lato della testa del Bambino Gesù, appaiono le iniziali di “Gesù Cristo”.

Lei l’augusta regina del cielo, non ha disdegnato che la sua immagine fosse affissa ai margini di una strada popolare di Roma, tra Prenestina e Portonaccio, che la devozione ha ricoperto di affetto. Così da stare più vicina ai suoi figli, presso quella strada sulla quale così spesso inciampano – le tribolazioni della vita, i peccati -, pronta a prestare il suo dolce soccorso.

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