28 marzo

Giovanni Testori, Mano benedicente

unnamedAl Mart di Rovereto, il più importante museo di arte contemporanea in Italia, è aperta una piccola ma sorprendente mostra di 26 disegni inediti realizzati nel 1949 da Giovanni Testori. I disegni si riferiscono nella grande maggioranza a un quadro, una Crocifissione, che Testori stesso realizzò in quell’anno e che ovviamente è esposto in mostra. I disegni sono riflessioni attorno ad alcuni singoli elementi dell’opera, e sono eseguiti con un tratto molto sicuro e carico di grande energia.

 

Testori nel 1949, come gran parte dei giovani artisti di quella stagione, lavora sotto l’ombra potente di Picasso. Si riconosce nei disegni la sua grande capacità di semplificare le forme, di far emergere una spontaneità quasi primitiva nello sguardo al reale. Oltre che a Picasso, Testori guarda anche ai grandi affreschi medievali catalani (a cui aveva guardato lo stesso Pablo), alla forza icastica con cui sanno rendere la figura umana. Così accade che le memorie e le suggestioni si assommino.

 

In questo disegno lo spunto è lo studio della mano di Cristo da portare poi in pittura, nell’opera finale. Ma questa mano, ricavata dalla memoria delle tante figure di Cristo benedicente affrescate nelle absidi delle chiese catalane, da mano per una Crocifissione si trasforma in qualcosa d’altro. Diventa una mano tesa verso di noi, una mano che sembra scendere a prenderci. Per di più Testori, con quei processi che solo la logica degli artisti riesce a mettere in atto, alla mano unisce un altro elemento, quello dell’occhio.

 

In sostanza, là dove in teoria avrebbe dovuto esserci il segno del chiodo, ha disegnato un occhio spalancato, con la pupilla sgranata verso di noi. L’occhio, quasi senza palpebra, e la mano diventano così due elementi che raccontano di una presenza che non stacca mai la sua attenzione da noi. Di un qualcuno che prende sempre l’iniziativa, che arriva nella nostra vita a prescindere.

 

Mi colpiva questo percorso, non solo perché il disegno, come gli altri esposti, hanno un’energia e una sincerità che meravigliano, ma perché in questo modo Testori recupera, inconsciamente, un modo di rappresentare la Crocifissione propria dei primi tempi della storia dell’arte cristiana. Dove Cristo in croce, con le braccia tese e larghe, era un Cristo che abbracciava chi lo guardava. Che nella tenerezza di quel gesto accompagnava il semplice fedele già nell’orizzonte della Resurrezione.

 

Post scriptum: questa interpretazione moderna di un’esperienza iconografica antica non fu molto capita dalla gerarchia ecclesiale. Gli affreschi che Testori fece con i quattro evangelisti nella chiesa di San Carlo al Corso a Milano vennero coperti. Lui per protesta decise di smettere di dipingere, bruciando tutti i quadri che aveva nello studio. L’unico quadro che preservò è questa Crocifissione, di cui oggi sono stati scoperti anche tutti i disegni preparatori.

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