12 gennaio

Parigi, la manifestazione contro il terrorismo e alcune domande...

Joel Mergui, president of the Central Je

L’imponente manifestazione anti-terrorismo a Parigi ha dato l’immagine di una reazione forte da parte dell’opinione pubblica francese, e in genere europea, alla tragedia che si è consumata a Parigi. Una manifestazione multi-etnica alla quale hanno aderito rappresentanti di tutte le religioni, in particolare cristiani, musulmani ed ebrei. Una risposta alta a chi tenta di portare lo scontro di civiltà in Europa. Anche per questo abbiamo scelto come fotografia che accompagna questo articolo, tra le tante scattate nell’occasione, quella della stretta di mano tra il presidente del Concistoro israelita Mergui e il rettore della Grande Moschea Boubakeur. Un gesto, un’immagine che vale più di tante parole.

Ma una manifestazione, seppur di conforto, non basta. Occorrono risposte. Anzitutto ponendo fine alle ambiguità con le quali si sta affrontando la questione dello jihadismo.

I proclami anti-terrorismo di molti potenti occidentali suonano vuoti, ancora di più oggi, quando:

– Dopo aver alimentato e finanziato la ribellione anti-Assad in Siria, di fatto creando una legione di terroristi, ancora oggi l’Occidente continua a chiudere gli occhi sul proficuo sostegno che questi ricevono (e resta da capire se ancora oggi addestrano e forniscono armi ai cosiddetti ribelli anti-Assad, pronti a ingrossare le fila del terrorismo internazionale).

– Fonti autorevoli hanno denunciato il traffico clandestino di petrolio e gas che l’Isis estrae dai giacimenti naturali in Iraq e Siria che viene smerciato sottobanco in Occidente, indicando anche vie di contrabbando tra la Turchia e il Kurdistan; soldi che l’Isis non usa certo per comprare caramelle…

– In Ucraina fonti del governo britannico hanno confermato la notizia che circolava su tutti i giornali all’inizio della guerra contro l’autoproclamata repubblica del Donbass: ovvero che Kiev utilizza in questo conflitto guerriglieri ceceni, gli stessi che altrove, leggi Siria, vengono chiamati miliziani di Al Nusra (al Qaeda). Non risulta che si sia chiesto conto al governo ucraino di questa circostanza, nonostante il sostegno che questa riceve dall’Europa.

Quelle elencate sono solo una parte delle ambiguità nelle quali si dibatte il mondo occidentale. Altre ambiguità, più specifiche, si possono riscontrare nelle vicende parigine.

– Perché Charlie Hebdo, sicuro obiettivo in caso di un attentato a Parigi date le pregresse polemiche suscitate dalle sue vignette, non era protetto nonostante il livello di allerta massimo anti-terrorismo – così il presidente della Repubblica francese – di quei giorni?

– Come in altri attentati compiuti in tempi recenti, i tre attentatori appartenevano alla festosa comunità di sbandati tornati dai Paesi arabi dopo aver subito adeguato indottrinamento e addestramento (e aver ammazzato un bel po’ di persone, in quel caso islamici). Gente nota ai servizi, tanto che figuravano nella lista dei terroristi Usa. Perché non erano attenzionati dall’intelligence?

– Impossibile credere alla boutade di un terrorista che va a compiere un attentato portando con sé la carta d’identità, soprattutto dopo aver visto in azione i professionisti che hanno fatto strage a Charlie Hebdo. Eppure è quello che ci è stato detto. Molti osservatori hanno ipotizzato che in realtà si tratta di una copertura per giustificare in qualche modo il fatto che le autorità o l’intelligence conoscevano l’identità dei due attentatori. Un escamotage per poter far uscire i loro nomi senza dover rivelare come l’avessero scoperto. Particolare che invece interesserebbe sapere. Soprattutto dopo quel che è avvenuto in occasione della strage di Tolosa, dove si ebbe la sorpresa di scoprire che l’attentatore, Mohammed Merah, era un informatore dei servizi segreti. In quel caso la foto dell’attentatore era nell’album di famiglia dell’intelligence francese…

– Questo particolare ci ha fatto ricordare una notizia circolata sui giornali al momento in cui Coulibaly entra nel supermercato e prende in ostaggio gli avventori. Prima di entrare grida ai poliziotti: «Voi sapete bene chi sono, voi sapete chi sono». Qualcuno lo ha interpretato come una sfida. Altri no e si sono posti qualche domanda…

– Hanno fatto il giro del mondo le “interviste” che i tre attentatori hanno fatto a una rete televisiva francese, la BFMTV. La Tv ha raccolto le farneticazioni della cellula terrorista, rese note solo dopo i blitz paralleli presso la stamperia dove si erano rifugiati i fratelli Kouachi e il supermercato nel quale era asserragliato Coulibaly.

A BFMTV i primi dicono di essere di al Qaeda, sezione Yemen, e spiegano nel dettaglio i loro legami con uno sceicco del posto che li avrebbe finanziati. Il secondo, stessa cellula, invece dice di essere dell’Isis (tesi poi riproposta in un video di rivendicazione dello stesso messo in rete successivamente, dove dice di aver finanziato lui i suoi compagni di merende).

Due rivendicazioni molto contraddittorie. Solo confusione, spiegano gli investigatori. Forse. Resta il mistero su questa confusione, soprattutto se si tiene presente la sofisticata accuratezza con la quale è stata pianificata l’operazione parigina.

– La cosa più strabiliante è che a contattare i fratelli Couachi è stata la Tv francese, chiamando il fisso della stamperia. Mentre di seguito a contattare la BFMTV è Coulibaly. La stessa televisione… Si può supporre che i due, dopo l’intervista, abbiano chiamato il loro socio per dirgli di fare quella telefonata. Ma nella registrazione di BFMTV Coulibaly spiega di non aver più contatti con i suoi soci dopo l’avvio delle operazioni. Insomma o lo scoop di BFMTV è un falso ignobile, oppure è una coincidenza davvero singolare.

– Per inciso, dopo aver terminato la telefonata con BFMTV, Coulibaly lascia il telefono staccato. Grazie a questa disattenzione le forze speciali possono individuare il momento propizio per il blitz. Questi attentatori dimostrano tanta professionalità nel compiere la strage quanto dilettantismo nelle fasi successive. Non sembrano neanche le stesse persone…

«Quello che è successo a Parigi ci fa pensare a tanta crudeltà, tanta crudeltà umana, sia terrorismo isolato sia terrorismo di Stato… Ma la crudetlà della quale è capace l’uomo… Preghiamo in questa messa per le vittime di questa crudeltà. Tante. E preghiamo anche per il crudeli perché il signore cambi il suo cuore». Piace concludere con questa parole di papa Francesco, pronunciate nell’omelia della messa celebrata a Casa Santa Marta dell’8 gennaio.

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