20 dicembre

Volvinio, il Natale nell’altare della Basilica di Sant’Ambrogio

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Ritorno ancora una volta, dopo due settimane, sull’altare d’oro della basilica di Sant’Ambrogio a Milano, firmato da Volvinio. Questa volta ci troviamo sul fronte, quello lavorato a sbalzo in lamina d’oro, che guarda verso i fedeli. È il lato in cui si racconta la vita di Gesù e, naturalmente, una delle prime formelle è quella dedicata al Natale.

 

È una formella (che qui vediamo nella fotografia di Renato Cerisola) indubbiamente sorprendente per l’impostazione iconografica. Si vede Gesù appena nato, posto in una mangiatoia insolitamente solenne. Anche Maria non è nelle consuete posa da presepe, ma è seduta su un trono, con il volto circondato da una grande aureola, quasi a richiamare le grandi figure realizzate dagli artisti bizantini nelle absidi romane e ravennati.

 

Sull’altro lato un San Giuseppe con il bastone ci riporta invece ad un’immagine più consueta del presepe. Ma la vera sorpresa è la figura al centro che alza le braccia in un gesto di esultanza decisamente fuori “copione”. Da dove ha preso Volvinio o chi gli ha dettato il programma iconografico, questa variante alla storia delle Natività? La fonte può essere il Vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo (ma anche il Protovangelo di Giacomo ne riferisce), dove si racconta che Giuseppe, preoccupato per il parto, si fosse dato da fare per cercare una levatrice. Ne trovò addirittura due, Zelomi e Salomé.

 

Quando tornò, il Bambino era già nato e una grande luce invadeva la grotta tanto da riempire di timore le due donne. Giuseppe chiese a Maria di lasciarle entrare una alla volta. Toccò per prima a Zelomi, che “toccò Maria” e ne constatò la verginità nonostante l’avvenuto parto. Racconta lo Pseudo Matteo: «Esclamò a gran voce: “O Signore, o grande Signore, misericordia… Vergine ha concepito, vergine ha partorito, vergine è rimasta”».

 

Il gesto di meraviglia è quindi originato da questa constatazione, oserei dire professionale, di qualcosa mai visto e mai sperimentato prima. Sappiamo come il tema della verginità di Maria sia molto presente nei vangeli apocrifi, tanto da ispirare una celebre rappresentazione della Natività, quella del ciclo di affreschi di Castelseprio, capolavoro dell’arte longobarda, in cui è stata raffigurata la “prova delle acque” a cui sarebbe stata sottoposta la Madonna per avere conferma della sua verginità.

 

Ma senza inoltrarsi in analisi iconografiche troppo complesse, resta la sorpresa di questa immagine di esultanza, così istintiva, che ci riporta all’idea dell’inaudito, dell’assolutamente impensato che è il Natale. L’esultanza dice di qualcosa che va oltre le attese, che sopravanza anche i desideri. La levatrice dell’altare d’oro, nell’immediatezza di quel suo gesto, che le è impossibile da tenere sotto controllo, ci spalanca la natura in ogni senso “eccedente” del Natale.

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