14 novembre

Giovanni Serodine, Disputa di Gesù con i dottori del Tempio

 

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C’è un episodio del Vangelo che mette sempre in difficoltà i pittori. È quello  che vede Gesù, ancora ragazzino, mettersi a discutere con i dottori nel Tempio. È un soggetto che non sai da che parte prendere, per evitare l’effetto “bambino prodigio”, un po’ innaturale e sinceramente anche un po’ fastidioso. Così la narrazione dell’episiodio prende sempre un contorno che tende all’improbabile e gli artisti palesano anche nello stile il loro impaccio. Persino Giotto agli Scrovegni appare in difficoltà, e la sua soluzione di un Gesù ragazzino con tratti di precoce invecchiamento, non convince.

 

C’è invece un artista che riuscì a trovare la chiave per rappresentare questo epidodio narrato da Luca: ed è Giovanni Serodine. Per chi non lo conoscesse riporto il giudizio che aveva di lui Roberto Longhi, il più importante storico dell’arte del ‘900: «Che Giovanni Serodine sia non soltanto il più forte pittore del Canton Ticino, ma uno dei maggiori di tutto il Seicento italiano, è affermazione che fu lungamente impedita da ragioni d’ordine vario. Esterne, come lo smarrimento successivo e la ubicazione troppo eccentrica delle poche opere; interne, e più decisive, l’orientamento dottrinale del gusto, durato per più di due secoli, in favore dei precetti accademici e perciò sempre in grave sospetto di fronte ad ogni inclinazione naturalistica».

 

Serodine è artista morto giovane, dal catalogo di opere molto ridotto (una di queste, purtroppo molto rovinata, è conservata anche a Roma, nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura). Ma nel magro catalogo delle opere c’è una Disputa di Gesù con i dottori del Tempio conservata al Louvre, esposta nel Grande corridoio tra i capolavori della pittura italiana. Serodine non inventa nulla di particolare, eppure ogni volta che mi capita di guardare questo quadro straordinario, mi sorprende per come tutto risulti assolutamente verosimile e credibile.

 

Gesù è indubbiamente giovane, ma non bambino; i vecchi dottori non sono dei sapienti che si scoprono improvvisamente stupidi. È un dialogo tra persone che ne sanno, che si prendono vicendevolmente sul serio. Sono persone che reciprocamente si stimano. Non c’è nessuno che pontifichi, o che parli da una cattedra. Tant’è vero che Serodine, a differenza dei suoi colleghi, immagina una scena di assoluta informalità, con tutti gli interlocutori stretti in cerchio, concentrati su quel che si dice,  e per niente “straniti” da quel che sentono dalla bocca del ragazzo Gesù.

 

Anche le mani, che costituiscono brani di straordinaria bellezza pittorica, “parlano”: infatti, occupando una posizione centrale, ci dicono che il confronto sta andando avanti senza nessuna particolare concitazione. Nessuno infatti gesticola, e solo Gesù accompagna la parola con un gesto per altro molto naturale.

Per dirla in breve, è un quadro che racconta di gente di diversa età che sta dialogando di cose importanti, di cose che catturano tutta la loro attenzione. Così che, gli anziani dottori di Serodine sembrano, per un istante, tornare bambini, con lo sguardo curioso e libero, tutto focalizzato su Gesù.

 

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