11 agosto

Leonardo, il Monte Rosa da Milano

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Personalmente amo le montagne, non per particolari ragioni mistiche, ma per il semplice fatto che quando sono in montagna mi scopro contento. Così nella vita di tutti i giorni, nella piattissima Milano, una delle visioni che più mi danno gioia sono quei rari giorni di aria limpida in cui si svela la corona delle Alpi. È un qualcosa di inatteso, tanto che ti sembra di poterle toccare. La cosa colpì anche Leonardo da Vinci, uomo del resto curioso di tutto, nei suoi quasi 20 anni trascorsi sotto Ludovico il Moro. Disegnò il Resegone, disegnò i monti della Bergamasca e disegnò soprattutto il Monboso, ovvero il Monte Rosa.  Il Monte Rosa in effetti è qualcosa di più e di diverso rispetto a tutte le altre montagne che sbucano all’orizzonte. È un sorta di colosso himalayano calato in prima linea, e perciò visibile da gran parte della pianura. Non ha una forma aguzza ma larga e distesa, come una grande barriera amica e protettrice rispetto a chi vive ai suoi piedi, per lunghi, lunghi chilometri. Non a caso sui suoi versanti a partire dal 1500 si è sviluppato il fenomeno dei Sacri Monti, a partire da quello di Varallo, in Valsesia. Leonardo non si limitò ad osservare ma nel luglio di un anno imprecisato salì anche sulle pendici del Rosa, arrivando sino ai ghiacciai. Lasciò anche delle notazioni, scritte nel Codice Leicester intorno al 1506, e un disegno delicato su carta rossa, invece raccolto nel Codice Windsor. Scrisse: «Questa si leva in tanta altura, che quasi passa tutti li nuvoli, e rare volte vi cade neve, ma sol grandine di state… ; e vidi l’aria sopra di me tenebrosa, e ‘l sole, che percotea la montagna, essere più luminoso quivi assai che nelle basse pianure, perché minor grossezza d’aria s’interponea infra la cima d’esso monte e ‘l sole». Poi lasciò quel disegno tenue, intenerito dal gioco monocromo della sanguigna su carta rosata. È un disegno che chiede di essere scrutato, in cui sembra di percepire il segno e il vibrare dell’aria che separa lo sguardo di Leonardo dalla montagna così presente ma così distante. In questo approccio di Leonardo ho sempre visto un prevalere della meraviglia, un farsi prendere la mano dallo stupore per lo spettacolo del mondo. Davanti al quale l’artista smette di inventare e segue passo a passo quel che la realtà gli pone davanti. C’è solo da guardare e da essere fedeli a ciò che si vede, sembra sempre dire a se stesso (e in un certo senso a noi) Leonardo.

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