11 giugno

Alberto Garutti, Madonna

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Uno degli aspetti che più affascina nell’arte contemporanea è lo stupore delle soluzioni semplici. Mi spiego: ci sono artisti la cui vocazione è un lavoro a togliere, a spogliare le loro creazioni da ogni pretenziosità espressiva. Sono mani leggere che anziché montare grandi macchine belle e ambiziose, le smontano pezzo a pezzo, arrivando al punto elementare che era stato dimenticato, o che neanche immaginavamo ci fosse. Sono artisti la cui abilità poetica sta nel sorprendere nessi tra le cose, senza inserirsi con punti di vista soggettivi. Un personaggio emblematico in questo senso è certamente Alberto Garutti: è un artista che è difficile schedare, ma che certo ha una matrice concettuale e che è uno dei più interessanti e autentici esponenti dell’arte pubblica. È sua quell’idea semplicissima, varata a Bergamo e poi portata a Roma, di mettere fuori dalla sala parto di alcuni ospedali un pulsante che i padri dei neonati dovevano pigiare. Il pulsante accendeva per qualche secondo le luci su una piazza, annunciando alla città la nuova nascita (titolo dell’installazione: “Ai nati oggi”. I titoli di Garutti spesso sono delle vere opere d’arte, per delicatezza e per lo stupore che suscitano). «L’artista», dice, «è sempre stato pronto a mettersi “al servizio” della città, del principe, del re, del Papa. Riuscire a recuperare questa dimensione dell’artista con una vocazione dell’“andare verso”, del “mettersi al servizio di”, del “prendersi cura” significa accettare sempre nuove scommesse, elaborare nuove strategie, nuovi percorsi».

Tra le scommesse che Garutti ha accettato, pochi anni fa, c’è stata anche quella di concepire un’immagine della Madonna per una chiesa alle porte di Milano. Si sa come il soggetto di Maria, il più popolare in tutta la storia dell’arte, abbia subito un’eclissi impressionante nel ‘900. Gli artisti hanno avuto difficoltà, ritrosia ad affrontarlo. A vederlo con occhi moderni. Garutti ci ha provato con un’opera che quando l’ho scoperta in una mostra dell’artista al Pac di Milano mi ha sinceramente preso in contropiede e commosso. Infatti l’artista si è limitato a fare una copia in ceramica di una classica statua della Madonna come se ne vedono a decine nelle nostre chiese, l’ha dipinta tutta di bianco e poi  si è limitato a far passare all’interno una resistenza elettrica che tiene la statua sempre ad una temperatura che è quella corporale: 36,7 gradi. Così chi la tocca subisce il contraccolpo di non trovarsi davanti ad una semplice effige ma a qualcosa che ha il calore della vita. Non so se Garutti sia cattolico. Ma certo con la semplicità di questa sua soluzione ha creato un nesso tra il desiderio magari neanche dichiarato di chi venera la Madonna e ne tocca l’effige, e l’effige stessa. Cerchiamo non un simbolo ma una presenza. Non una forza magica, ma una compagnia che non ci lasci soli. Quella statua calda come un corpo è come se volesse dirci che ci si può fidare, che è tutto semplice e tutto vero.

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